Rosarno, cronaca di un dramma annunciato

 

POTRANNO rimanere in Italia con lo status di protezione internazionale ed evitare di essere espulsi. Sono gli immigrati che hanno subìto violenza durante gli scontri di Rosarno e finiti in ospedale con ferite più o meno gravi. La protezione è un segno di civiltà , ma per l’altra faccia della medaglia non sarà  evitata l’espulsione degli stranieri trasferiti nei centri di Crotone e Bari non in regola con i permessi di soggiorno. “La Legge si applica – ha detto il ministro Maroni – non si può fare diversamente”. Il titolare del Viminale ha spiegato infatti che tali contesti derivano dal passato e sono frutto di una “tolleranza sbagliata”. “La situazione è stata determinata dall’arrivo di persone per la raccolta della frutta senza controlli sanitari, politiche abitative, regolarizzazioni di lavoro”. Tuttavia, quanto successo a Rosarno non è altro che la dimostrazione di come, nel Mezzogiorno e in Calabria, il malaffare abbia la capacità  di incidere sul territorio e sulla sua economia. Una situazione nota da sempre e mai contrastata, che in tanti suoi aspetti trova spazio nel dossier ‘Una stagione all’inferno’ – in cui Medici Senza Frontiere denuncia le condizioni dei lavoratori stagionali. Una vicenda che nella Piana di Gioia Tauro presenta caratteristiche riconducibili ad un contesto di crisi umanitaria. I dati forniti da Medici Senza Frontiere sulla base di una esperienza reale dimostrano che il 90% delle persone avvicinate vive in strutture abbandonate (fabbriche non più in uso o cascinali disabitati) sprovviste di energia elettrica, riscaldamento, acqua corrente e servizi igienici. Condizioni logistiche difficili, sfruttamento lavorativo, stati di salute precari, risposte sanitaria inadeguate, esclusione sociale e talvolta anche episodi di violenza, fotografano una storia che proprio nei giorni scorsi ha segnato il suo epilogo drammatico. Una storia significativa se si tiene conto che nel comprensorio di Rosarno durante il periodo autunno/inverno il numero degli immigrati si quadruplica fino a raggiungere le quattromila unità , quasi un quarto della popolazione residente. Per la zona della Piana il rapporto di MSF si arricchisce di 111 interviste e 124 visite mediche per un campione composto da immigrati irregolari, di cui l’87% con una età  inferiore ai trent’anni, per metà  sprovvisto di contratto di lavoro. Ma l’aspetto più significativo è che il documento dell’associazione onlus risale agli anni 2006/2007. Una denuncia vecchia, dunque, di alcuni anni rispetto a fatti molto recenti. La cronaca racconta di giorni di protesta, violenza e danneggiamenti, tensioni con i residenti, una imponente mobilitazione di forze di polizia, arresti, trentasette persone ferite, 1.125 extracomunitari trasferiti in centri di accoglienza, duecento stranieri che hanno lasciato Rosarno con mezzi propri, la demolizione la dismissione dell’area occupata dagli immigrati, ovvero l’ex fabbrica Rognetta il cui nome è tutto un programma. Una realtà  che ha fatto il giro del mondo, raccontata e discussa su giornali e televisioni, che ancora una volta ha fatto emergere una Calabria terra di frontiera, con le sue mille risorse e le sue mille contraddizioni, l’ospitalità  della sua gente e, nel caso specifico, la storia dei giovani africani impegnati nella raccolta delle arance in condizioni di grave sfruttamento e illegalità . “L’immigrato – ha detto Benedetto XVI° – è un essere umano, differente per cultura e tradizione ma comunque da rispettare. La violenza non deve essere mai per nessuno il modo per risolvere le difficoltà ”. Per il Pontefice “bisogna ripartire dal cuore del problema. Bisogna ripartire dal significato della persona. Un immigrato è un essere umano da rispettare e con diritti e doveri, in particolare nell’ambito del lavoro dove è più facile la tentazione dello sfruttamento”. A Rosarno, dopo tre giorni di odio e rivolta sembra essere tornata la calma. Il parroco, don Pino Varrà , ha fatto sapere che il paese “potrà  diventare un grande centro di accoglienza proseguendo una tradizione che qui è stata sempre radicata e che non può essere cancellata”. Parole che in molti credono di buon auspicio per il futuro.
Gaspare Stumpo
 
Nella foto: la copertina del dossier ‘Una stagione all’inferno’ di Medici Senza Frontiere.
 
Dal settimanale Parola di Vita.

 

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