Se il cielo fosse bianco di carta …

SE IL CIELO FOSSE BIANCO DI CARTA

Se il cielo fosse bianco di carta
e tutti i mari neri d’inchiostro
non saprei dire a voi, miei cari,
quanta tristezza ho in fondo al cuore,
qual e il pianto, qual è il dolore
intorno a me.

Si sveglia l’alba nel livore
di noi sparsi per la foresta,
a tagliar legna seminudi,
coi piedi torti e sanguinanti;
ci hanno preso scarpe e mantelli,
dormiamo in terra.

Quasi ogni notte, come un rito,
ci danno la sveglia a bastonate;
Franz ride e lancia una carota
e noi, come larve affamate,
ci si contende unghie e denti
l’ultima foglia.

Due ragazzi sono fuggiti:
ci han raccolti in un quadrato,
uno su cinque han fucilato,
ma anche se io non ero un quinto
non ha domani questo campo…
ed io non vivo,
Questo è l’addio
a tutti voi, genitori cari,
fratelli e amici,
vi saluto e piango.

Chaìm


Le parole sono tratte da una lettera scritta da Chaim, un ragazzo di 14 anni rinchiuso nel campo di sterminio di Pustkà³w, ucciso nel 1944. Chaim lanciò la lettera, scritta in yiddish, oltre il filo spinato del campo. Il testo venne raccolto e conservata fino alla Liberazione. Se il cielo fosse bianco di carta è un’espressione derivante dal Talmud. In ebraico il nome Chaìm significa "vita".

 

– Guarda anche: SE IL CIELO FOSSE BIANCO DI CARTA

 

– Appuntamenti: Rogliano (Cs), 24 gennaio 2010 – Teatro Comunale, ore 17.30 GIORNATA DELLA MEMORIA

 

– Riferimenti anche su: ICSAIC

 

 

 

 

 

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