L’importanza del CFS nel Parco Nazionale della Sila

 

UN CONTO è abolire una comunità  montana con sede in un comune posto ad una altezza di pochi metri sul livello del mare, un altro è smantellare l’ufficio del Corpo Forestale dello Stato di una cittadina collocata in alta montagna, magari del più popolato centro (oltre 18.000 abitanti) fra i 282 comuni italiani situati oltre i mille metri sul livello del mare: San Giovanni in Fiore. Secondo il deputato Franco Laratta “il Corpo Forestale di San Giovanni in Fiore al momento non risulta attivo, mentre in quello che controlla il Parco Nazionale, il Comando stazione Val di Neto, vi operano solo due unità ”. Nei giorni scorsi il parlamentare cosentino ha scritto al ministro delle Politiche Agricole, Luca Zaia, per sapere se esistono provvedimenti in tal senso. Per Laratta infatti “la situazione già  di per sé grave, è destinata a peggiorare” e San Giovanni in Fiore è un comune montano che vanta l’80% di superficie boscata e circa 15.000 ettari di terreno ubicati all’interno del Parco Nazionale della Sila, con una elevata biodiversità  e importanti aspetti naturalistici. Motivi che hanno indotto lo stesso Laratta a ricordare che il territorio “è stato spesso oggetto di numerosi e gravi incendi boschivi che hanno visto nel tempo un non indifferente impoverimento della superficie boschiva”. Un aspetto per il quale è risultata utile l’opera di prevenzione e repressione attuata dalle istituzioni (il Corpo Forestale dello Stato è tra queste), che ha portato a molte denunce contro il patrimonio ambientale: inquinamento, incendi boschivi, bracconaggio, abusivismo edilizio, taglio furtivo di alberi. Il Cfs è una forza di polizia che ha compiti di sorveglianza dei parchi nazionali, delle aree protette e delle riserve naturali dello Stato,  ma anche di controllo del territorio. Al Corpo Forestale sono affidate 130 riserve naturali di rilevanza nazionale ed internazionale per la presenza di mammiferi come l’orso, il lupo, la lontra, lo stambecco e la lince, e di circa il 20% delle specie vegetali considerate a rischio conservazione in Italia. In merito alla cosiddetta avifauna, l’Ispettorato Generale del Cfs ha fatto sapere che “delle 88 specie considerate più a rischio in Italia ben 61, ovvero il 70%, nidificano all’interno di queste aree”. Nel dossier, a proposito di riserve e zone protette, il Corpo Forestale dello Stato ha parlato di “vere e proprie oasi naturali”. Come quelle caratterizzate dai boschi di pino laricio e di abete bianco della Sila. Nel 1995  il Cfs ha istituito la Rete Nazionale per il Controllo degli Ecosistemi Forestali, con l’obiettivo di monitorare i cambiamenti climatici e gli effetti di quest’ultimi sugli ecosistemi. Tra le situazioni più allarmanti riscontrate dal programma messo a punto dal Conecofor è emersa la disgregazione del patrimonio forestale con riferimento all’anno 2007 “quando la soglia di danno alle foreste è stata raggiunta e superata, a causa delle temperature e della siccità  record che hanno investito tutta l’Italia Centro-Meridionale”. San Giovanni in Fiore, oltre ad essere il centro più popolato della Sila, vanta numerosi villaggi rurali, aree attrezzate, strutture ricettive, mentre sono diversi i comuni e le località  contigui al capoluogo della Sila: Cerenzia, Caccuri, Longobucco, Castelsilano, Trepidò, Lorica, Cupone (Spezzano Sila) con il suo sentiero-orto botanico, Villaggio Palumbo e Taverna, in provincia di Catanzaro, che possiede la Riserva naturale biogenetica (Poverella-Villaggio Mancuso). Laratta ha chiesto al ministro Zaia quali iniziative intende assumere “in merito al mantenimento della presenza e della funzione del Corpo Forestale dello Stato” su un territorio importante dal punto di vista forestale e naturalistico come quello di San Giovanni in Fiore. Una nuova vicenda rispetto alla quale tutto l’altopiano silano attende risposte.
 
Gaspare Stumpo
 
 
Nella foto: personale del Corpo Forestale dello Stato a cavallo.
 
 

Dal settimanale Parola di Vita.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com