Politiche inefficaci e degrado idrogeologico

 

IL TERRITORIO CALABRESE è contraddistinto in gran parte da forme di dissesto idrogeologico aggravate da eventi meteo-climatici che molto spesso incidono sulle condizioni del terreno, quindi sulla stabilità  di molti versanti collinari e montani. Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) redatto dall’Autorità  di Bacino (approvato nel 2001 dalla Regione Calabria), è uno studio finalizzato alla valutazione del rischio frana, alluvione ed erosione costiera, che ha un valore “sovraordinatorio rispetto alla strumentazione urbanistica locale”. Uno strumento di osservazione e pianificazione che basa le sue caratteristiche su elementi scientifici e si pone in chiave di informazione e prevenzione. La Calabria è una regione caratterizzata da aree montane per il 44%, collinari per il 49%, pianeggianti per il 7%, da un reticolo idrografico composto da 1002 corsi d’acqua e da 739 chilometri di costa. Un territorio in evoluzione che negli ultimi quaranta anni ha subìto un graduale degrado, con modificazioni anche urbanistiche nelle zone già  interessate da fenomeni latenti e da criticità  che aldilà  degli aspetti naturali connessi a processi geologici ed effetti climatici, sono state aggravate dal taglio indiscriminato della vegetazione, dalla scarsa manutenzione ambientale, dagli incendi boschivi e da crescenti forme di abusivismo. A tutto ciò va aggiunta l’inefficacia legata alle politiche attive e agli investimenti destinati alla riduzione dei rischi e agli stessi programmi per la messa in sicurezza della popolazione. Che continuano ad alimentare discussioni e polemiche nonostante le molte sciagure nazionali e locali che si sono susseguite negli anni. Basti pensare alle tragedie di Sarno (1998) e Giampilieri (2009) o a quelle avvenute in Calabria, a Soverato nel 2000 e sulla autostrada Salerno-Reggio Calabria, all’altezza di Altilia, un anno fa. Circostanze alle quali continuano ad aggiungersi situazioni di grave criticità  strutturale riscontrate nelle zone rurali e fluviali, sul sistema della viabilità  locale e sui tracciati ferroviari, con crolli, smottamenti e slavine di fango che pure in questi giorni hanno destato forte preoccupazione. Come la frana che ha travolto alcune abitazioni nel comprensorio di Lamezia Terme, il crollo di un ponte sul fiume Corace sulla tratta delle Ferrovie della Calabria, nel catanzarese, la colata di fango su una parte di carreggiata, direzione sud, della Salerno-Reggio Calabria nel comprensorio del Savuto. Nel dicembre scorso, ricordiamo, migliaia di persone hanno protestato a Villa San Giovanni contro la realizzazione del Ponte sullo Stretto, chiedendo che le risorse disponibili vengano destinate a programmi per la messa in sicurezza del territorio e per il miglioramento delle infrastrutture viarie e dei trasporti. Anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, all’indomani del disastro di Messina, ha chiesto “un piano serio che investa, piuttosto che in opere faraoniche, per garantire la sicurezza” nelle aree del Paese interessate da fenomeni di grave dissesto idrogeologico. Il tema del’ambiente come fattore di sviluppo è il più delle volte sottovalutato nonostante la conservazione del patrimonio naturale e la migliore qualità  della vita dei cittadini siano fortemente indicativi rispetto agli investimenti, alla crescita economica e alla occupazione. In periodi di difficoltà  economica le amministrazioni pubbliche tendono a ‘tagliare’ i fondi destinati ai servizi e alla manutenzione delle infrastrutture. Negli Stati Uniti sta succedendo il contrario grazie ad una serie di accordi a lungo termine tra istituzioni e sindacati per la realizzazione di piccoli e grandi progetti che mirano al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici, a produrre posti di lavoro e nuove opportunità  economiche. Nelle ultime settimane un segnale importante è giunto dalla Regione Calabria, che ha stanziato 160 milioni di euro per 200 progetti inclusi nel Piano generale degli interventi per la difesa del suolo’- che riguarderà  il risanamento di aree montane e fluviali. Il vice presidente dei senatori Udc, Dorina Bianchi, nelle scorse ore è intervenuta sulle vicende relative al maltempo. “Le forti piogge che stanno flagellando parte della Calabria – ha detto – hanno messo in risalto, ancora una volta, la grande vulnerabilità  del territorio al rischio idrogeologico, a cui si aggiunge la totale inadeguatezza delle infrastrutture”. “Il crollo di un ponte su una linea ferroviaria, i danni sulla Salerno-Reggio Calabria, che dovrebbe essere uno dei nodi autostradali principali d’Italia: dobbiamo aspettare la tragedia perché cambi qualcosa? Vista l’urgenza di un intervento pubblico nel Mezzogiorno, io dico che si dovrebbe almeno risolvere la questione dello sblocco dei fondi Fas (Fondi Aree Sottoutilizzate)”. Fondi che ammonterebbero a circa 16 miliardi di euro e sarebbero stati già  sbloccati dal Governo per essere destinati ad otto regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto.
Gaspare Stumpo
 

Dal settimanale Parola di Vita.

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