Una Calabria sempre più fragile

 

IN UNA LETTERA inviata al presidente dell’Amministrazione provinciale di Cosenza, Mario Oliverio, l’assessore del comune di Parenti, Giuseppe Guarascio, ha chiesto un intervento fattivo circa la stesura di un programma di interventi destinato al consolidamento ed alla messa in sicurezza della rete viaria locale. Quello di Guarascio è un ‘grido di dolore’ comune alla maggior parte degli amministratori calabresi che ogni anno, di questi tempi, sono costretti a fare i conti con i danni derivanti da forme più o meno gravi di dissesto idrogeologico che interessano il territorio e causano gravi disagi ai cittadini. Diverse volte, su questo giornale (Parola di Vita, ndr) abbiamo trattato (e denunciato) lo stato di degrado presente in molte aree della regione citando, tra le altre cose, il dossier ‘Ecosistema Rischio 2009’ stilato da Legambiente in collaborazione con Ministero dell’Ambiente e Upi in cui, oltre alla classificazione del rischio idrogeologico che riguarda il 100% dei comuni calabresi (409 su 409), è stato approfondito un insieme di dati significativo e per certi aspetti allarmante. Il nuovo abbassamento della sede ferroviaria in località  ‘Timpone’- a monte del fiume Savuto, in territorio di Carpanzano ed il conseguente stop alla circolazione dei treni sulla tratta FdC Rogliano-Marzi-Carpanzano, è sicuramente rilevante rispetto ad una più complessiva situazione emergenziale diventata ormai materia di protezione civile. Le forti piogge che stanno flagellando la regione, gli ulteriori danni causati dal maltempo ribadiscono l’urgenza di programmi per il monitoraggio, la messa in sicurezza e il controllo del territorio laddove processi geologici, effetti climatici e forme negligenti di antropizzazione ne hanno intaccato la consistenza esponendo a seri pericoli le infrastrutture e la stessa popolazione. In Calabria l’85% delle amministrazioni prese in considerazione nel check up si ritrova abitazioni realizzate in aree a rischio frana, il 45% delle municipalità  vanta la presenza di interi quartieri edificati in zone a rischio, il 61% presenta in questi territori strutture e fabbricati industriali, mentre nel 27% dei casi sono state individuate in zone esposte a pericolo strutture addirittura “sensibili” come scuole e ospedali. Un contesto di estrema difficoltà  al quale, nonostante gli allarmi e i disastri anche recenti, continua a non contrapporsi una efficace politica di informazione, prevenzione e intervento. Conforta solo l’elemento che attiene alla stesura dei piani comunali di protezione civile, che risulta predisposto nel 77% dei casi ma aggiornato solo per il 47% negli ultimi due anni. La Calabria è sempre più esposta, dunque, a circostanze difficili per quanto concerne l’aspetto ambientale e idrogeologico del suo territorio: siccità  ed incendi boschivi in estate, alluvioni e frane in inverno, ma anche mareggiate ed erosione delle coste. Fenomeni per i quali occorrono interventi in grado non solo di mitigare la criticità  idrogeologica (peraltro già  individuata nel Pai), ma anche di gestire (operativamente e costantemente) il controllo e la sicurezza delle aree a rischio, l’eventuale attività  di intervento nell’emergenza diretto alla tutela di beni e persone. Una risposta potrebbe arrivare dalla stesura di un piano d’intervento per l’occupazione in grado di sfruttare le competenze dei giovani calabresi e le molte professionalità  già  presenti nei bacini del precariato regionale, con grande beneficio per il settore della manutenzione ambientale, più specificatamente per quello che attiene ai comparti stradali e ferroviari, mai come in questo momento bisognosi di sicurezza e ottimizzazione del sistema di gestione manutentiva.
Gaspare Stumpo
 

Nella foto: forma di dissesto sul territorio del Savuto.

 

dal settimanale ‘Parola di Vita’.

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