Calabria e Mezzogiorno sempre più poveri e senza lavoro

 

L’ANALISI 2007-2008 fornita dall’Istat è impietosa rispetto alla situazione economica italiana valutata per area geografica. Il reddito disponibile è concentrato per il 53% al Nord e per il resto al centro-sud, con una crescita media del 3,2% nelle regioni del Mezzogiorno, pari a quella nazionale ma inferiore del 0,2% rispetto al Nord-Est. Nel rapporto dell’Istituto, tra il 2007 ed il 2008 è sempre la parte meridionale del Paese che presenta difficoltà  economiche maggiori, con una consistente percentuale di famiglie che non arriva a fine mese e non ha risorse necessarie per pagare tasse, servizi e spese personali. Una condizione che riguarda nuclei numerosi e monoreddito, più frequente per campani, pugliesi, calabresi e siciliani. I risultati dell’indagine sulle condizioni di vita degli italiani confermano un profondo divario tra le diverse realtà  locali: il reddito medio delle persone che vivono nel Sud e nelle Isole è inferiore di circa un quarto rispetto a quello dei residenti delle regioni del Nord. Un dato sconfortante (il peggiore dal 2004) se rapportato alla crescita della disoccupazione (8,6% a dicembre 2009 / 8,5% a dicembre 2008), con 2.144.000 persone in cerca di lavoro nel gennaio 2010. Crolla dunque l’occupazione, crolla anche il Pil ma aumenta la pressione fiscale. Nel 2009 il prodotto interno lordo italiano diminuisce del 5%, con una situazione di criticità  simile a quella del 1971. In un anno si sono persi circa 307 mila posti di lavoro, mentre il tasso di disoccupazione giovanile nel primo mese del 2010 risulta pari al 26,8%, con una crescita di 0,3 punti rispetto al mese precedente e di 2,6 punti percentuali rispetto al gennaio 2009. Ma notizie sconfortanti arrivano pure dal fisco e dalla pressione fiscale complessiva (43,2% nel 2009 mentre nel 2008 era stata del 42,9%). Numeri che parlano chiaro, con il Sud che continua a pagare il prezzo più alto. Oggi più di ieri, infatti, povertà , disoccupazione ed emigrazione rappresentano le principali emergenze del meridione. Per sette anni consecutivi, dal 2001 al 2008, il tasso di crescita del prodotto interno lordo del Mezzogiorno (5%) è inferiore a quello del resto del Paese (7,5%) e nel 2009, per effetto della crisi, il Sud assiste alla perdita di sette anni di crescita. Nel Mezzogiorno diminuisce l’occupazione e la spesa pubblica, mentre le aziende e gli enti locali spendono poco e male. Secondo le proiezioni economiche diffuse dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), nel 2010 la disoccupazione continuerà  ad aumentare seppur in un contesto di lieve ripresa economica, con i lavoratori ‘sottoccupati’(dipendenti a termine, autonomi parasubordinati, atipici, etc.) a basso reddito e a ridotte protezioni sociali considerati in condizioni di disagio economico e sociale anche al di fuori della crisi occupazionale. L’urto della crisi economica sul mercato del lavoro italiano è pertanto sempre più evidente e pesante rispetto al territorio che non riceve risposte adeguate, soprattutto nel Mezzogiorno, da parte delle istituzioni, mentre i temi (e i progetti) per lo sviluppo si perdono in sterili discussioni e in risposte molto spesso inadeguate. Tuttavia, nella società  globale e delle grandi reti di comunicazione, numeri e contesti legati alla mancanza di lavoro e al disagio sociale non sono trattati nella giusta dimensione, con notizie e programmi (anche) inutili che sembrano fatti apposta per distogliere l’attenzione da argomenti molto più importanti come la recessione, il precariato, lo sfruttamento, i licenziamenti, la mancanza di sicurezza, la morte sui luoghi di lavoro e quant’altro. Temi che andrebbero meglio approfonditi e veicolati, sui quali, a volte, si tende a strumentalizzare o addirittura minimizzare. Un quadro drammatico nel quale, non per ultimo, incide l’aspetto del malaffare. In una inchiesta di alcuni mesi fa il quotidiano francese ‘Le Monde’ parla delle opportunità  che le conseguenze della crisi economica possono fornire alla criminalità  organizzata, con grossi ‘affari’ legati alle attività  industriali e commerciali, ma anche al mercato immobiliare e all’usura.
Gaspare Stumpo

 

dal settimanale ‘Parola di Vita’

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