Valle del Savuto, tappa risorgimentale

IL 30 AGOSTO 1860 il generale Giuseppe Ghio alla testa di oltre 10.000 soldati borbonici si arrende ad un distaccamento di volontari garibaldini (Cacciatori della Sila) guidati dal patriota Francesco Stocco. Un episodio storico che non produce risvolti cruenti, noto anche come resa di Soveria Mannelli. In Calabria, l’azione delle ‘Camice Rosse’ non trova infatti grandi ostacoli anche per l’opera di cospirazione messa in atto dai ceti liberali a danno dell’ultimo re Borbone, Francesco II°. Un atto che, nonostante una live resistenza, finisce per coinvolgere pure i ceti popolari. Tra i ‘rivoluzionari’ che preparano il terreno, anticipando e facilitando il successo garibaldino c’è soprattutto Donato Morelli, già  protagonista (assieme al fratello Vincenzo e ad altri roglianesi) dei Moti del 1848. Ad Agrifoglio (località  del comune di Scigliano) Morelli è al fianco del Generale: “gli insorti – scrive lo storico Raffaele De Cesare – abbandonavano le fila, e gli andavano incontro, gridando e piangendo. All’ingresso della gola, dove la strada si fa più angusta, la folla era già  tanta, che Garibaldi fu obbligato a discendere da cavallo. A Donato Morelli, che gli era vicino, disse: Morelli, salvatemi. Aveva sete, ed era stanco. Nella solitudine della campagna calabrese, in quel punto esisteva ed esiste oggi, proprio all’imbocco della chiusa, a sinistra, una casa rustica con due porte, e due piccole nicchie fra le porte. L’interno della casa è formato da quattro vani. Garibaldi entrò nella prima stanza, che ha una finestra sulla valle. Nel vano della finestra era un barile d’acqua fresca. Ne bevve a larghi sorsi, gettandovi dentro del rhum …”. Pochi istanti più tardi Garibaldi detta a Morelli il testo del telegramma: “Dite al mordo che ieri con i miei prodi calabresi feci abbassare le armi a 10 mila soldati comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, 300 cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materiale da guerra. Trasmettere in Napoli ed ovunque la lieta novella”. L’appello del Generale è accolto con entusiasmo e fervore dalle popolazioni locali che intravedono maggiori diritti e condizioni di vita migliori. Garibaldi prosegue il suo viaggio verso Cosenza e, durante il tragitto per far fronte alla calura estiva si ristora con frutta. Al suo arrivo a Rogliano “Fu incontrato – spiega ancora il De Cesare – nel luogo detto la Serra, da tutto il popolo di Rogliano, e borghi vicini. Il clero gli andò incontro col baldacchino. Si sparavano fucili e mortaretti in segno di letizia. Carlo Morelli lo invitò a discendere dalla vettura, e gli offerse un cavallo, sul quale montò”. Quello di Rogliano è un momento trionfale per l’Eroe dei Due Mondi, che entra nell’antico palazzo di proprietà  della famiglia Morelli e dal balcone parla direttamente alla folla festante riunita nella piazza. L’occasione è utile per emanare i decreti che stabiliscono l’abolizione della tassa sul macinato, la diminuzione del prezzo del sale e la concessione ai poveri dell’uso gratuito del pascolo e della semina nelle terre demaniali della Sila. Decreti prontamente sopressi da Donato Morelli cinque giorni dopo la sua nomina a Governatore di Calabria Citra da parte dello stesso Garibaldi. Durante il soggiorno roglianese il Generale occupa l’appartamento che nel 1844 aveva ospitato Re Ferdinando II° e la Regina Maria Teresa Isabella d’Austria. “Pranzò – ricorda il De Cesare – nella sala della cappella, e alle tre pomeridiane, essendo giunto Donato Morelli con Thurr, Arrivabene, Caravà  ed altri ufficiali e guide, si diè a regolare le cose di Governo”. Garibaldi riparte da Rogliano lasciando in ricordo alle signore Morelli il ‘Memoriale per la fanteria e cavalleria’ rilegato “in marrocchino rosso con fregi d’oro, e un grosso lapis che lo chiude” con relativa dedica datata 31 agosto 1860. Il 24 ottobre dello stesso anno, il Decurionato della Città  di Rogliano concede a Giuseppe Garibaldi la Cittadinanza Onoraria a titolo di gratitudine, amore e riverenza.

Nella foto: dipinto che ritrae ll’antico Convento dei Padri Cappuccini di Rogliano. Leonardo Falbo, Un Santo per il Popolo. Vita, prodigi e profezie di Frà  ‘Ntoni da Panettieri.

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