Danni ripariali, erosione e modiche all’ecosistema

I DANNI causati dalle abbondanti quanto costanti precipitazioni atmosferiche dei mesi scorsi, rappresentano un nuovo campanello di allarme circa la salvaguardia delle aree collinari, montane e fluviali dove resta piuttosto evidente la carenza di interventi sia in chiave di difesa che di promozione e fruizione del territorio. In questa direzione a nulla, nel tempo, sono valsi gli sforzi per sollecitare l’avvio di una nuova politica di risanamento e gestione di quelle zone che per loro natura meglio si prestano alla stesura ed alla realizzazione di progetti utili alla messa in sicurezza delle infrastrutture ed al rilancio della micro economia. E per consentire una migliore tutela delle bellezze naturali ed architettoniche presenti. Il costante spopolamento delle campagne, l’abbandono delle aree agricole, gli interventi scellerati all’interno dei boschi, i mutamenti climatici, l’evoluzione e la precarietà  geologica, l’inquinamento ma anche la realizzazione di strutture (a volte prive si senso), continuano ad essere all’origine di piccoli e grandi disastri naturali sul territorio. E delle stesse modifiche all’ecosistema fluviale causate dalle operazioni di taglio alla vegetazione lungo i bordi del fiume, con ripercussioni sulla fauna acquatica e terrestre a cui è stato ampiamente accennato sull’edizione di ieri di questo giornale. Una problematica comune a diverse regioni del Mezzogiorno  dove, a fronte dell’esigenza di interventi manutentivi sulla vegetazione di sponda per il controllo del rischio idraulico, sarebbe venuto meno, maldestramente, il principio del mantenimento delle caratteristiche naturali dei luoghi, quindi dei sistemi ripariali in quanto elementi utili alla riduzione dell’impatto e della erosione delle acque. Il Savuto di oggi è un fiume dall’alveo piatto, rado di alberi alle sponde lungo varie parti del suo tragitto, raggiunto dall’azione dei mezzi meccanici nel caso di taglio degli alberi o della costruzione di opere idrauliche. Un fiume dove in certi casi gli effetti negativi legati all’asportazione del legname hanno sostituito persino quelli dell’inquinamento. Dove è possibile verificare che una parte di turbina della centralina idroelettrica di località  Iachetta (Altilia) per le conseguenze dell’ultima piena si trova ancora sul letto del fiume. La speranza è affidata alla proposta di Parco Fluviale, il cui disegno di legge ha come promotore il consigliere regionale Ferdinando Aiello. Un progetto che mira alla tutela ed alla salvaguardia del patrimonio ambientale, storico ed archeologico, ma anche allo sviluppo del territorio quale area protetta. “Uniamoci intorno a questa idea nell’interesse delle nostre comunità  ed evitiamo – ha detto il sindaco di Marzi, Rodolfo Aiello – di fare come per l’unione dei comuni, con conseguente perdita di fondi per milioni di euro destinati alla gestione dei servizi”.

Gaspare Stumpo

Nella foto: gli effetti erosivi legati all’ultima esondazione del Savuto in località  Balzata.

Fonte della Notizia: Il Quotidiano della Calabria.

 

 Video relativo alla esondazione del fiume Savuto nel febbraio 2010

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