In sciopero i lavoratori della MyWawe Electronics

E’ UN DESTINO beffardo quello connesso alla 488. A quasi venti anni dalla sua emanazione, la legge nata con l’obiettivo di sostenere lo sviluppo nelle aree in difficoltà  non ha prodotto tutti i risultati auspicati, con situazioni che in molti casi hanno tradito le attese del legislatore. Nel Savuto, per esempio, sulla scorta di quanto avvenuto in passato continuano a non mancare gli esempi di criticità  legati a realtà  imprenditoriali beneficiarie di contributi statali. L’ultimo riguarda la MyWave Electronics Spa (un tempo Phd Industrie), azienda di Piano Lago nata a cavallo fra gli anni 2005 e 2006, che si occupa di assemblaggio di componenti elettronici e sviluppo di software. L’industria si preparerebbe ad un futuro senza prospettive, almeno secondo i dipendenti che dalla mattinata di ieri sono in sciopero per reclamare cinque mensilità  arretrate e accusare il management di “impegni presi e ripetutamente disattesi”. Cinquanta professionisti altamente qualificati da alcuni mesi in cassa integrazione ordinaria che in accordo con le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di incrociare le braccia per due giorni e avviare un sit in di protesta (nella foto) per richiamare l’attenzione delle istituzioni. C’è il rischio infatti del fallimento, quindi della chiusura del sito industriale, con ulteriore danno al già  precario sistema socio-economico territoriale. La MyWave Electronics (che possiede uno stabilimento anche a Trieste) garantisce occupazione a lavoratori provenienti da quasi tutte le province calabresi. Dopo i casi di Polti Sud, Dne ed altre piccole realtà  locali, una nuova tegola potrebbe abbattersi, dunque, sulla testa di altri lavoratori se non intervengono ‘capitali freschi’ in grado di ripianare i debiti, risanare il bilancio e rilanciare la produzione. Che non manca, così come la voglia di impegnarsi a dispetto delle difficoltà . “Siamo in crisi da marzo, nonostante ciò – spiega Santo Perri (Cisl) – continuiamo a lavorare. Oggi però la situazione è diventata insopportabile”. “Dopo tante false promesse – prosegue Sonia Reda (Uilm) – diciamo basta, vogliano difendere i nostri diritti”. “Abbiamo famiglie e debiti da pagare, siamo stanchi” – ripete Maurizio La Pietra (Cgil). Per i dipendenti della MyWave Electronics “la pazienza ha pertanto un limite”. Il gruppo ha deciso di avviare il presidio per rivendicare le spettanze e ottenere “chiarezza” sul proprio futuro lavorativo. Si tratta di un nuovo campanello d’allarme per Piano Lago che a dispetto della sua vocazione iniziale appare sempre di più un’area di commercio e deposito, con situazioni involutive rispetto alle speranze riposte nell’industrializzazione e alle stesse attese della popolazione.

Gaspare Stumpo

Fonte della Notizia: Il Quotidiano della Calabria.

 

Alcune immagini dal sit-in

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