Rogliano, l’ultimo saluto a Stefano Guarascio

ANCHE IL CIELO grigio, la pioggia incessante, i tuoni e il forte vento sono sembrati parte di quel dolore indescrivibile che ha sfinito una famiglia accomunando due paesi nel lutto per l’ennesima, incredibile, tragedia sul lavoro. Stefano Guarascio non aveva compiuto ancora ventiquattro anni, la morte lo ha sottratto agli affetti più cari dopo un volo di circa venti metri da un viadotto in costruzione sulla strada 280 che collega la statale 106 con la trasversale dei Due Mari, fra Catanzaro e Lamezia Terme. “Non si può morire in questo modo. Il lavoro deve dare dignità , deve coniugarsi con il riposo, la sicurezza, la famiglia. Non tutto – ha precisato don Santo Borrelli – dev’essere riconducibile al facile guadagno”. Il parroco di S. Pietro, che ha concelebrato l’omelia funebre assieme a don Saverio Diana, ha invitato a mettere in pratica le regole e a recuperare una nuova etica sul lavoro. “C’è crisi – ha spiegato il sacerdote – e molte persone subiscono umiliazioni di ogni genere. Non possiamo accettare questo stato di cose. Non possiamo accettare che per vivere dobbiamo essere disposti a morire”. Almeno in mille, ieri mattina, hanno voluto dare l’ultimo saluto al giovane operaio di S. Stefano di Rogliano caduto sul lavoro. Nel duomo, in forma ufficiale, anche i sindaci Giuseppe Gallo e Antonio Orrico, i rappresentanti delle associazioni, i docenti e gli studenti dell’Istituto unico d’istruzione superiore ‘A. Giuarasci’ – la scuola dove Stefano aveva conseguito il diploma di ragioniere. Tutti, nonostante l’acqua e il freddo, hanno voluto stringersi intorno ai genitori Carmine e Silvana, alla fidanzata Francesca, ai fratelli Andrea, Francesco e alla gemella Valentina. “Abbiamo imparato a guardare la vita insieme – ha scritto quest’ultima. Abbiamo imparato a lottare e ad affrontare gli ostacoli che ci sono passati davanti. Sarai il mio angelo. Amarti è stato semplice, dimenticarti sarà  impossibile”. Un testo che don Borrelli ha letto non senza commozione, elogiando la famiglia Guarascio per la fede con cui ha saputo affrontare le tante difficoltà , non ultima la tragedia di Stefano considerato “una colonna, un riferimento, un esempio per i giovani di oggi”. Stefano era un ragazzo riservato, responsabile, che amava la natura. I Guarascio sono una famiglia di stimati lavoratori: il padre originario di Caporose in Sila, la madre di Balzata, una frazione a pochi chilometri da Rogliano. Più di venti anni fa avevano deciso di stabilirsi a S. Stefano. In questi giorni la loro casa è stata metà  di un pellegrinaggio ininterrotto di amici e parenti. Tutto il Savuto si è fermato (a S. Stefano è stato dichiarato il lutto cittadino). Anche il vescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, ha fatto pervenire un messaggio di cordoglio alla famiglia. “Sentiamo il vostro dolore come il nostro – ha detto don Santo Borrelli. Questa morte ci ha scosso imponendoci una riflessione molto seria sul valore della vita”. Da ieri Stefano riposa nel cimitero di Rogliano. Una preghiera di Giovanni Paolo II°, il volo di decine di palloncini bianchi e un lungo applauso degli astanti hanno salutato il suo ultimo viaggio.

Gaspare Stumpo

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