Savuto, tappe e personaggi della campagna garibaldina

IL 31 AGOSTO 1860 dal balcone di Palazzo Morelli Garibaldi emana i decreti mirati all’abolizione della tassa sul macinato, alla diminuzione del prezzo del sale e alla concessione (ai contadini) dell’uso gratuito del pascolo e della semina nelle terre demaniali della Sila. Sono provvedimenti che arrivano dopo la resa del generale borbonico Giuseppe Ghio, a Soveria Mannelli, e che producono grande entusiasmo fra le masse popolari. “Gli insorti – scrive lo storico Raffaele De Cesare – abbandonavano le fila, e gli andavano incontro, gridando e piangendo. All’ingresso della gola, dove la strada si fa più angusta, la folla era già  tanta, che Garibaldi fu obbligato a discendere da cavallo. A Donato Morelli, che gli era vicino, disse: Morelli, salvatemi. Aveva sete, ed era stanco. Nella solitudine della campagna calabrese (ad Agrifoglio, località  del comune di Scigliano, nda) in quel punto esisteva ed esiste oggi, proprio all’imbocco della chiusa, a sinistra, una casa rustica con due porte, e due piccole nicchie fra le porte. L’interno della casa è formato da quattro vani. Garibaldi entrò nella prima stanza, che ha una finestra sulla valle. Nel vano della finestra era un barile d’acqua fresca. Ne bevve a larghi sorsi, gettandovi dentro del rhum …”. Pochi istanti più tardi dettava a Morelli il testo del telegramma: “Dite al mordo che ieri con i miei prodi calabresi feci abbassare le armi a 10 mila soldati comandati dal generale Ghio”. A Rogliano Garibaldi è accolto in maniera festante; con lui c’è sempre Morelli, in procinto di essere nominato governatore di Calabria Citra. Quella del Savuto è una tappa importante della storia pre e post unitaria. Cinque giorni più tardi Donato ‘sconfessa’ i provvedimenti di Garibaldi e ‘ripristina’ i privilegi di classe cancellando, di fatto, i benefici ottenuti dalla popolazione. E’ la prova concreta che erano stati gli interessi di casta a spingere i grandi proprietari terrieri ad aderire al movimento garibaldino. E’ “il rifiuto delle premesse di giustizia che stavano alla base del Risorgimento meridionale. Lo Stato, la classe dirigente – sottolinea Antonio Guarasci – in Calabria sorgeva dunque così: contro i contadini”. Rogliano è stato il centro delle cospirazioni antiborboniche in Calabria. La sua storia richiama alla mente martiri come Pietro Nicoletti, che subì l’impiccagione a Napoli nel bagno di sangue al fallimento della Repubblica Partenopea, ed eroi, come Saverio Altimari, che dopo aver partecipato ai moti del 1820-1821, fu costretto a riparare prima in Grecia, poi in Egitto, dove combatté con onore per l’indipendenza di quel paese. Nei moti del 1848 e in preparazione alla campagna garibaldina, i fratelli Morelli, soprattutto Vincenzo e Donato, furono in prima fila nelle insurrezioni. Un ruolo importante a sostegno della causa unitaria lo ebbero pure i fratelli Parisio, Mosè Pagliaro ed altre figure non certo minori riconducibili ad alcuni casati della zona che  finanziarono e animarono i gruppi di sovversivi antiborbonici. Sul piano strettamente intellettuale vanno citati invece l’avvocato, giornalista e scrittore Alessandro Conflenti, il poeta e drammaturgo Vincenzo Gallo e il pittore Eugenio Tano. Quest’ultimo, originario di Marzi ma di madre roglianese. Del primo, quest’anno ricorrono i duecento anni dalla nascita. Tano fu un abile pittore (celebre il suo dipinto di Garibaldi), autore di grandi ritratti come quelli raffiguranti Donato Morelli, Attilio Bandiera, Giosuè Carducci, Vittorio Emanuele II° e la Regina Margherita. A lui, ricordiamo, l’Eroe dei Due Mondi affidò l’incarico, assieme a Ferdinando Bianchi, di ordinare al generale Ghio la resa di Soveria Mannelli che consenti al Dittatore la conquista della parte continentale del Regno. (g. st.)

Nella foto: Rogliano, Palazzo Morelli.


 Tratto dal settimanale ‘Parola di Vita’ – Ed. del 17 marzo 2011

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