Ospedale S. Barbara, le ragioni della protesta

IL SAVUTO dice no alla riconversione del S. Barbara e lo fa in questi giorni con una serie di proteste ‘figlie’ di un passato, anche recente, tumultuoso e tormentato per scelte legate al progetto di ammodernamento e di riordino della struttura. Un percorso contraddistinto da polemiche e prese di posizione spesso contrastanti, che hanno finito per dividere il mondo politico locale da quello regionale. Con verità  legate alla storia di quanti vi operano e  all’investimento economico che ha portato alla messa in sicurezza dello stabile e al suo allineamento con i parametri del decreto Bindi. Dati positivi in un quadro di carenze per la rete ospedaliera calabrese che doveva assumere un valore in più, per quest’ultima, e non solo dal punto di vista logistico. Così non è stato. Il commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera di Cosenza, Paolo Maria Gangemi, ha disposto la chiusura del reparto di Chirurgia del presidio roglianese con una decisione contenuta in una delibera dei giorni scorsi che pone fine alle attività  nosocomiali consentendo, di fatto, il trasferimento del plesso sotto la giurisdizione dell’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp). Un progetto avviato con la riconversione del Pronto soccorso e l’implementazione delle attività  di Dialisi che dovrebbe completarsi il 1° settembre 2011con la dismissione del reparto di Medicina, parecchi mesi prima la data stabilita nel piano di riordino messo a punto dal Governo Scopelliti. Da qui l’incatenamento simbolico dei sindaci, il sit di protesta, l’opera di mediazione del prefetto Cannizzaro e la manifestazione di  Piano Lago, a ridosso dell’area industriale. Una scelta simbolica per rappresentare i mali di un territorio che ha ricevuto la “piena solidarietà ” dell’arcivescovo di Cosenza, mons. Salvatore Nunnari, ma anche di parlamentari ed autorevoli esponenti di partito.  Per tutti la decisione di riconvertire il ‘S. Barbara’ è “sbagliata ed è destinata a incidere sull’intera sanità  cosentina con conseguenze disastrose per i cittadini, soprattutto per le fasce sociali più deboli”. Sarebbero 500.000, infatti, le prestazioni erogate dal nosocomio roglianese destinate a ricadere sull’Annunziata. “Si vuole chiudere un ospedale che funziona con la massima soddisfazione dell’utenza, che in trent’anni ha espresso professionalità  di livello e buona sanità .  La nostra – hanno spiegato gli amministratori della vallata – è una battaglia unitaria, seria e convinta a difesa dei diritti delle popolazioni locali, contro le logiche perverse e le discriminazioni della politica”. Nel Savuto oggi ci sono gravi problemi socio-economici, servizi carenti e infrastrutture obsolete. La rimodulazione del S. Barbara è considerata un’autentica iattura, la perdita di un riferimento importante che la gente non è disposta a subire.


G. St.

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