S. Maria, si rinnova il rito del sollevamento della statua

IL CALDO di fine estate incide sulla fatica causata dal saliscendi tra vicoli e viuzze di un centro storico addobbato, per l’occasione, con fiori e lenzuoli ricamati in segno di devozione e rispetto alla Vergine. Portato a spalla, il simulacro percorre il tragitto che dalla chiesa conduce nel cuore del rione Cuti, prima di attraversare le principali strade della cittadina e tornare in sede fra il tripudio di migliaia di devoti. Da queste parti la tradizione è forte e sentita. Da giorni il quartiere è vestito a festa per celebrare il novenario in onore di S. Maria. E’ l’appuntamento che chiude il ciclo degli avvenimenti d’estate. Al crepuscolo, al termine della Messa domenicale, la statua viene riportata nella piccola chiesa tra ali di folla festante (nella foto). Poi, sul sagrato, sollevata al cielo per tre volte consecutive al grido di ‘Viva S. Maria!’. Si tratta di un rito antico che trova riferimenti nel culto mariano che è parte integrante della microstoria. Che richiama, ogni prima domenica di settembre, fedeli da buona parte del comprensorio. “Il cammino come metafora della vita” – ha spiegato don Antonio Bartucci. Il sacerdote ha paragonato l’itinerario processionale a quello dell’esistenza. Un insieme di riferimenti teologici e letterali per definire il percorso non sempre lineare, le novità  e le difficoltà  ma soprattutto l’importanza della presenza di Dio come primo interlocutore dell’uomo. E della Madonna come luce e guida del suo cammino. “La teologia non può essere scissa dalla vita reale”. Il parroco di S. Lucia si è soffermato su questioni di attualità  che interessano la società  locale, in particolare la vicenda del presidio ospedaliero ‘S. Barbara’ e quella degli immigrati. Alla fine i consueti fuochi d’artificio con riferimenti anche al 150° anniversario dell’Unità  d’Italia. In occasione della festa di S. Maria quest’anno è stato realizzato il video ‘Ricordi’ – carrellata di immagini legate al vecchio quartiere roglianese. “La Calabria – scrive il professor Giuseppe Egidio Sottile – è una regione i cui abitanti sono per natura conservatori, hanno radicato il senso religioso e, nel loro intimo, sentono il dovere e nello stesso tempo il bisogno di non dimenticare il passato. Il popolo calabrese, specie nei piccoli paesi, è attaccatissimo soprattutto alle feste religiose, che venivano e vengono celebrate con ricchezze di riti religiosi ed anche con festività  civili. Nel contesto delle tradizioni popolari è compresa la festa di S. Maria che, da tempo, si svolge nel rione Cuti di Rogliano”.

Gaspare Stumpo


Fonte della Notizia: Il Quotidiano della Calabria.

 

Il tripudio finale al termine della fiaccolata

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