De Rose: ´più infrastrutture più qualità  della vita”

LA REALIZZAZIONE di nuove infrastrutture, l’ultimazione o il miglioramento di quelle esistenti, può rappresentare un vantaggio per il miglioramento della qualità  vita dei cittadini soprattutto nelle comunità  più interne della vallata. Diverse volte, negli ultimi mesi, amministratori locali ed esponenti politici hanno evidenziato carenze e richiamato l’attenzione delle istituzioni maggiori per rivendicare la giusta attenzione in termini di risanamento della rete viaria intercomunale, anche alla luce delle emergenze che si sono verificate in seguito agli eccezionali fenomeni meteo climatici. In una lettera inviata al governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, il presidente della Comunità  montana del Savuto si è fatto ancora una volta portavoce delle istanze del territorio, chiedendo alla “politica” regionale risposte concrete rispetto a problematiche storiche che hanno necessità  di essere risolte. Giovanni De Rose (nella foto) ha ricordato la vicenda della superstrada a scorrimento veloce ‘Piano Lago – Medio Savuto’ (opera emblematica per la mobilità  e lo sviluppo del comprensorio diventata simbolo di degrado) chiedendo lo sblocco dei fondi per la messa in sicurezza dell’esistente e l’avvio di una programmazione per l’ultimazione e la messa in esercizio dell’infrastruttura. “Non si può fare a meno di evidenziare che questa strada – ha scritto De Rose – completa il collegamento fra la Salerno – Reggio Calabria e la strada statale Lamezia Terme – Catanzaro  attraverso le valli dei fiumi Savuto e Corace. Inoltre, realizza un tragitto diretto fra i due capoluoghi di provincia (66 km) in alternativa al più lungo percorso attuale (95 km) attraverso la A3 e la superstrada Ss280. Una sorta di dorsale appenninica con importanti miglioramenti per l’attuale viabilità  regionale, nazionale e benefici per i centri montani e per lo stesso traffico proveniente dall’area jonica compresa tra Crotone e Bovalino”. Quasi trent’anni trascorsi tra ideazione, progettazione ed esecuzione, circa venti milioni di investimenti, un tracciato di pochi chilometri contraddistinto in alcuni punti da criticità  di natura idrogeologica e un punto interrogativo per il futuro: è questa la storia di una incompiuta che nella migliore delle ipotesi rischia di diventare una cattedrale nel deserto, simbolo di spreco, indifferenza e incapacità  di programmazione. Da qui il nuovo appello del presidente della Comunità  montana roglianese: “ci dicano cosa vogliono di questa struttura: completarne il progetto, ultimarne il primo tratto, abbandonarla al proprio destino? Ci diano almeno una risposta”.

Gaspare Stumpo

 

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