“Le ferrovie sono un patrimonio della Nazione” *

* di Pasquale Fabiano


I GRANDI viaggiatori inglesi, tedeschi, francesi che nel 1700, 1800 ed anche oltre, percorsero la Calabria in lungo e in largo,  per spostarsi da una città , da un paese all’altro, utilizzarono i muli. Essi spesso portavano dietro missive di presentazione indirizzate alle personalità  del luogo visitato. Spedizioni ed avventure che ne sono rimaste testimonianze narrate in numerose opere. Le lucide pagine scritte dal grande romanziere Francese  Alexandre Dumas, che sotto falso nome intraprese un viaggio in Calabria nel 1735, sono uno scatto fotografico ad ogni sofferto passo sul suolo calabrese. Egli  descrive il tormentato viaggio da Tiriolo a Cosenza: "La notte era stata piovosa e non sembrava che ci sarebbero stati miglioramenti, eravamo appena partiti per Cosenza che la pioggia ricominciò. Verso le due la tempesta da cui eravamo minacciati sin dal mattino scoppiò. Procedevamo per strada estremamente scoscesa, sopra dei precipizi, cosicché, di tanto in tanto, trovandoci in mezzo alle nuvole, che spinte dal vento, si spostavano velocemente, eravamo costretti a fermare i muli. In poco tempo anche i torrenti furono della partita e si misero a venir giù precipitosamente dall’alto al basso delle montagne. Inoltre i muli si imbatterono in una specie di fiumi che attraversavano la strada dove l’acqua al loro passaggio arrivò dapprima ai garretti, poi alla pancia ed infine anche ai nostri ginocchi. Infine i torrenti sempre più rapidi, le cascate sempre più irruenti minacciavano di trascinarci con l’oro". Ma, anche subito dopo l’Unità  d’Italia il sistema viario versava in gravi condizioni tanto che dopo il disastroso terremoto dei primi del ‘900 anche il Re, nel suo discendere in Calabria per far visita ai paesi colpiti dal sisma, giunto nei pressi del Savuto dovette abbandonare la sua vettura e proseguire il viaggio a dorso di un asino per l’impraticabilità  delle strade. Come non ricordare ancora una volta i Fratelli Fouchier, che nel 1908 viaggiarono in Calabria, i quali lamentavano come per raggiungere Cosenza da Catanzaro, attraverso Soveria Mannelli, Rogliano, occorressero ben diciassette ore di carrozza postale. Da questo stato di cose ne scaturirono vere e proprie lotte da parte delle popolazioni per ottenere il passaggio di una ferrovia. I motivi erano molteplici: la fine dei disagi dall’isolamento, non ultimo l’impiego dei lavoratori per il rilancio dell’economia. Scrive Antonio Iannicelli, Autore del libro "Per binari e Stazioni tra Pollino e Aspromonte" – Storia sociale delle Ferrovie Calabro Lucane. "La costruzione della ferrovia in Calabria oltre a soddisfare gli interessi dei piccoli centri, con le sue fonti di reddito per i lavoratori locali impegnati, diventava un efficace rimedio contro l’emigrazione e la disoccupazione, faceva crescere fonti di agiatezza e ricchezza. La Mediterranea Calabro Lucana adottò lo scartamento ridotto, che consentiva, una limitata disponibilità  di risorse e permetteva inoltre di realizzare tracciati che seguivano il più possibile l’andamento del terreno con conseguente abbattimento del numero e dell’importanza delle opere d’arte. Anche le prestazioni offerte per via dell’elevata tortuosità , le forti pendenze introdotte per seguire l’andamento delle curve di livello del terreno, rendevano assai bassa la velocità  commerciale. Si adottò una tipologia di bigliettazione che praticava sulle tariffe una riduzione di circa il 40 per cento facendo in modo diminuire la spesa di trasporto delle derrate. Inoltre circa il numero di treni da effettuare, l’articolo 18 del capitolo annesso alla convenzione del 25 gennaio 1911, disponeva per l’appunto, l’apertura dell’esercizio di tutte le linee a scartamento ridotto, costituenti la nuova rete concessa, si farà  almeno con tre coppie di treni giornalieri viaggiatori. Il Governo si riserva il diritto di prescrivere quegli aumenti del numero delle corse che siano richieste dallo sviluppo del traffico. Finalmente le popolazioni meridionali potevano usufruire della ferrovia in comode ore, almeno tre volte al giorno. Inoltre era previsto il trasporto gratuito fino a trenta chilometri sul primo treno mattutino dei prodotti della campagna, della stalla e della pesca, che i campagnoli e i pescatori, viaggianti in terza classe, portavano a vendere nei luoghi di fiere e mercato. Agli stessi era infine consentito, nel viaggio di ritorno, il trasporto gratuito degli imballaggi, dei recipienti, delle bottiglie, e dei panieri vuoti che avessero servito come sopra. Da ciò si intuisce l’importanza del treno; il solo mezzo di comunicazione in un panorama sostanzialmente statico". Numerose furono le proteste dei lavoratori locali per avere occupazione, in alcuni casi  è dovuto intervenire l’Ufficiale di Governo, il Prefetto, per cercare una soluzione alle pressanti richieste di lavoro, così come è avvenuto  il 25 Agosto del 1931, a Gagliano (Cz) dove  si lamentava l’utilizzo di operai forestieri per i lavori di riparazione e sistemazione delle Ferrovie Calabro Lucane. Oggi non ci resta che scoprire nuove privazioni, ed anche dolore, rimpianto e malinconia per i treni delle Ferrovie della Calabria, che sino due anni fa, quotidianamente percorrevano la tratta ferrata Rogliano-Colosimi della linea ferroviaria Cosenza – Catanzaro Lido. Treni che davano vitalità , grinta e dinamismo al territorio del Savuto. Oggi questi convogli non “passano” più dai paesi di  Marzi, Carpanzano, Scigliano. Le stazioni attendono solitarie, ma ormai vuote e silenziose, si offrono all’occhio dell’osservatore in una situazione di tristezza. Come vedere una nave in mezzo al mare, privo della sua preziosa acqua. E così, i paesi, le comunità   interessate, sprofondano sempre più nell’agonia  che precede l’abisso e la rassegnazione. Questo stato di cose, voglio sperare che non ci riporteranno al passato raccontato da Dumas. Tuttavia a parer mio è opportuno porre una domanda: com’è possibile che si avverta  una sensazione d’indifferenza per la mancata riapertura del tratto  di linea che attraversa la splendida media valle del Savuto e che collega con le sue rotaie la Provincia di Cosenza con il Capoluogo della nostra Regione? Certamente siamo stati sfortunati, contro il volere ed il potere della natura nulla si può, ma è indubbio che alle comunità  cointeressate, alle istituzioni presenti sul territorio è affidata la determinazione, quindi l’impegno, per cercare di ridare l’insostituibile  servizio ferroviario alla cittadinanza, non ultimo per ricreare i vantaggi, sul possibile miglioramento dello situazione dell’economia locale, che oggi, senza offesa per nessuno, si presenta trascurata. E’ davvero sproporzionato, come in alcune circostanze mi è parso di sentire: “le difficoltà  della ferrovia interessano solo e soltanto gli addetti ai lavori“. Non è così: la ferrovia è patrimonio di tutti; non solo della Calabria, o anche della valle del Savuto, ma è patrimonio nazionale. Se malauguratamente dovesse passare nel dimenticatoio la riapertura del tratto di linea Rogliano-Colosimi, credo, che a nessuno mai, in futuro, verrà  in mente di ripercorrere gli oneri e gli albori che portarono alla posa dei binari nella Valle del Savuto. Spesso si parla di turismo, forse si fa un grande abuso di questa parola, ma se le risorse che possediamo non le valutiamo, come a parer mio si dovrebbe, quale turismo possiamo sperare di avere? La Ferrovia  del Bernina ne è un valido esempio. Danno ottimismo i mirabili e tecnologici nuovi convogli  che sono stati messi  in servizio e che circolano da Cosenza fino a Rogliano. Nuovi treni abbondantemente confortevoli, chissà  forse un giorno proseguiranno la corsa oltre Rogliano, per dare nuovamente alle Genti del Savuto il servizio ferroviario che davvero è necessario. Come la rondine ha necessità  delle ali. Mi piace concludere augurando alle già   quotidianamente impegnate  amministrazioni locali di difendere e vigilare sul futuro di  questa Ferrovia e con essa tutelare una delle principali attrattive della valle del Savuto. “Non lasciamo affondare nel corso del nostro fiume uno dei gioielli più importanti e preziosi rimasti ancora nello scrigno”.


Bibliografia.
Alexandre Dumas: Viaggio in Calabria, Rubettino Editore – Antonio Iannicelli: Per Binari e Stazioni tra Pollino e Aspromonte Storia Sociale delle Ferrovie Calabro Lucane.

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com