Migranti, primi permessi di soggiorno temporaneo

NEL CENTRO richiedenti asilo di contrada ‘Manche’ la vita scorre tranquilla. All’interno ognuno assolve il proprio compito: gli operatori sono impegnati nel consueto briefing di metà  mattina, gli immigrati nella verifica di Italiano, il resto del personale è alle prese con le pulizie e con i preparativi della cucina. In questi giorni centosette migranti hanno ricevuto il permesso di soggiorno temporaneo, altri quaranta lo otterranno prossimamente. Si tratta di una soluzione trimestrale in attesa del permesso definitivo. “Siamo soddisfatti per come stanno andando le cose – spiega Santo Custodero, il responsabile per conto della cooperativa Le Rasole”. Dopo la fase di screening identificativo e sanitario in collaborazione con la Questura e l’Asp, la sistemazione e l’avvio del processo di integrazione con il sostegno di istituzioni locali, associazioni e parrocchie, l’attenzione degli addetti ai lavori è rivolta alla formazione. Una attività  che impegna assistenti sociali, mediatori culturali, docenti e giovani universitari anche al di fuori della struttura. Alcuni sono volontari. Gli ospiti imparano la lingua italiana leggendo, scrivendo e interagendo con l’ausilio di materiale audiovisivo. Alcuni sono alla prima esperienza con una lezione scolastica. Ciro Servillo si occupa degli allievi di lingua francese, Tiziana Garofalo di quelli di lingua inglese. Ci sono anche Asan Mahmood Raja, che parla arabo, e Ibrahima Diop che abita a Cosenza e ogni giorno fa tappa nel Savuto. Mali, Niger, Ghana, Guinea, Liberia, Senegal, Nigeria, Libia, Etiopia, Somalia, la grande Africa è rappresentata da tanti giovani che hanno lasciato i villaggi, attraversato mare e deserto sfidando il destino. Molti, finalmente, cominciano a sorridere e a raccontarsi. Chouabou Moutari faceva il pugile, Mouhamed Adam e Boubacar Dembele i calciatori. Tutti, secondo le attitudini, sono chiamati a costruirsi un futuro di lavoro e di inserimento sociale. Samba Suna, per esempio, vuole fare il sarto, Ismail deciderà  col tempo. “Non si può rimanere insensibili rispetto a questi volti e a queste storie. In fondo – spiega il professor Servillo – siamo tutti gente in cammino”.

Gaspare Stumpo

Nella foto: il professor Ciro Servillo durante una lezione.

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