E’ chiusa ma qualcuno continua ad utilizzarla

UFFICIALMENTE è chiusa ma il varco creato a margine dello sbarramento trasversale alla carreggiata (nella foto) lascia presupporre l’utilizzo del tracciato nonostante i rischi legati alle pessime condizioni della infrastruttura. Rischi dovuti allo stato di degrado che già  da tempo contraddistingue una parte di versante collinare in territorio di Marzi, con forme di dissesto anche serie che nel tempo hanno inciso negativamente sullo stato di salute della Piano Lago – Medio Savuto. Per la messa in sicurezza dell’esistente (alcuni chilometri di bitume, ferro e cemento da Piano Lago a Carpanzano) nei mesi scorsi la Comunità  montana ha commissionato uno studio geologico dettagliato per capire se esiste o meno possibilità  di recupero dell’opera prima che la stessa, dopo essere diventata simbolo di spreco, possa contribuire ad innescare situazioni irreversibili sull’ambiente circostante. In tale contesto la Cms ha annunciato la consegna della strada alla Regione Calabria anche per la mancanza di fondi per la gestione, il controllo e la manutenzione. Al momento, però, come ha confermato il presidente Giovanni De Rose – “alle diverse lettere non è seguita nessuna risposta in merito da parte dell’ente regionale”. “Del resto – ha fatto sapere ancora De Rose – la Comunità  montana del Savuto non ha competenze in materia”. Il transito sulla Piano Lago – Medio Savuto è stato interrotto, ricordiamo, all’altezza del viadotto sul torrente Lara, come conferma il segnale fisso di divieto e non l’indicatore di direzione obbligatoria appoggiato sulla transenna. Una sorta di “confusione” – quest’ultima – creata ad arte, da ignoti, per “mascherare” il passaggio non autorizzato degli automezzi da e verso Carpanzano, con risparmio di tempo sugli spostamenti da e verso Cosenza. Per questo e perché la strada rappresenta una opera davvero strategica a cavallo di due province a servizio delle comunità  più interne della zona, la Comunità  montana roglianese ha avanzato la richiesta di contributi sui fondi Fass relativi al  ‘Piano per il Sud’. E ciò per risanare il tracciato esistente, renderlo funzionale alla mobilità  locale ma, soprattutto, per evitare situazioni di pericolosità  per l’utenza e ulteriori danni al paesaggio.

Gaspare Stumpo

 

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