Lorenzo Diano, una storia sconosciuta

“TRASMETTERE la memoria alle nuove generazioni per scongiurare altre tragedie”. L’assessore comunale alla Cultura, Antonio Simarco, ha usato queste parole per sottolineare il significato della storia e auspicare un ritorno ai valori autentici della vita. Lo ha fatto nel corso della iniziativa (nella foto) dal titolo ‘Il dottor Lorenzo Diano conterraneo a Stanbostel’ – che si è tenuta presso la Casa delle Culture in occasione della Giornata della Memoria. Alla manifestazione hanno partecipato anche il sindaco di S. Stefano di Rogliano, Antonio Orrico, il professor Eugenio Maria Gallo, la professoressa Paola Diano, i sacerdoti don Santo Borrelli e don Saverio Diano, insegnanti, alunni, rappresentati del mondo delle istituzioni e numerosi cittadini. “Lorenzo Diano – ha detto il sindaco Orrico – è stato un intellettuale che ha dato tanto alla città  di Cosenza, ma che a distanza di anni dalla morte non ha ricevuto il riconoscimento dovuto”. Nato a Gioiosa Ionica il 26 ottobre 1909, medico condotto a Belsito poi radiologo a Cosenza, Diano è stato un tenente medico del Regio Esercito Italiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Prigioniero dopo l’8 settembre 1943 si rifiutò di collaborare con i nazifascisti. Deportato in Polonia (Siedelche) venne trasferito nel campo di concentramento di Sambostel (Germania), dove rimase sino alla primavera del 1945. Fu compagno di prigionia del politico Alessandro Natta, dello scrittore Giovannino Guareschi, del professor Giuseppe Lazzati, del filosofo Robert Althusser e dell’attore Gianrico Tedeschi. Una esperienza disumana, quella di Sambostel, contraddistinta dalla sofferenza dettata dalla fatica, dall’ansia, dal clima, dalla carenza alimentare e dalla malattia. Tuttavia, confortato dalla fede e dalla cultura, Lorenzo Diano non cedette mai alla rassegnazione. Assieme ad altri internati si rese protagonista di attività  letterarie, artistiche e scientifiche che mitigarono la prigionia all’interno del lager. Tornato alla vita familiare, il dottor Diano portò avanti la propria attività  professionale con scrupolo e umanità . Non dimenticò mai, infatti, la vicenda del campo di concentramento e dedicò molto del suo tempo all’impegno cattolico e alla lettura di testi filosofici. Non volle mai scrivere “forse credendo – ha spiegato il professore Gallo – che scrivendo non avrebbe scrollato il male che si portava dietro”. Prima di morire dettò un promemoria alla figlia Paola. “Il bisogno di dimenticare nella sua vita non fu soddisfatto ed allora – ha evidenziato ancora Gallo –  egli, spesso, si è rivolto a quella memoria come ad un’opportunità  in più per far meditare i propri figli ed i giovani sull’importanza della libertà , del rispetto e dell’amore dell’altro, facendo del ricordo di quei giorni un motivo di costante riflessione nell’ambito del proprio impegno di cattolico”. “La storia è maestra di vita. L’olocausto – ha affermato don Saverio – è stata una occasione per riconciliare il popolo ebraico con l’umanità  e, soprattutto, con i cristiani”. Lorenzo Diano si è spento a S. Stefano di Rogliano il 2 luglio 2004. Era stato presidente diocesano dell’Azione Cattolica e componente dell’Associazione Medici Cattolici. Nel corso della cerimonia hanno letto Danilo Aloe, Felice Minardi e gli allievi dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Rogliano.

Gaspare Stumpo

 

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