Una fiaccolata per Stefano

OLTRE MILLE e cento morti nel 2011 (66 dall’inizio del nuovo anno), una piccola comunità  di provincia scomparsa nel giro pochi mesi, dati che mettono i brividi in un Paese che si definisce civile ma che in realtà  vanta quel lato oscuro che continua ad alimentare disinteresse, illegalità  e tragedie. Nei giorni scorsi, a Cosenza, Susanna Camusso ha parlato di equità  sociale, occupazione ma soprattutto di sicurezza e garanzie per i cittadini. Tra i mille e cento morti sul lavoro nell’anno appena trascorso c’è anche Stefano Guarascio, un giovane non ancora ventiquattrenne che ha perso la vita il 25 febbraio 2011 precipitando da un viadotto alto oltre venti metri sul raccordo tra la statale 106 ionica e la trasversale dei Due Mari, in territorio di Lamezia Terme. Stava lavorando ad una colata di cemento quando ha perso l’equilibrio ed è caduto nel vuoto morendo sul colpo. Una brutta storia, un’esistenza spezzata. Stefano Guarascio sarà  ricordato (l’iniziativa si è già  svolta, nda) nel corso di una cerimonia religiosa in programma per il tardo pomeriggio di oggi nella chiesa di S. Pietro. Ed a seguire con l’incontro-riflessione sull’etica del lavoro nella sala Sant’Ippolito (ore 18.00), dopo una breve fiaccolata prevista dal duomo. L’iniziativa è stata voluta dalla famiglia e dagli amici dell’operaio scomparso. Un ragazzo dedito al lavoro ed agli affetti, molto responsabile, che ha lasciato un ricordo indelebile nelle comunità  di Rogliano e di S. Stefano di Rogliano. Stefano se ne andato in una fredda mattina di fine febbraio.Nella chiesa di S. Pietro continuano a risuonare le parole di don Santo Borrelli: “c’è crisi e molte persone subiscono umiliazioni di ogni genere. Non possiamo accettare questo stato di cose. Non possiamo accettare che per vivere dobbiamo essere disposti a morire”. Un monito, purtroppo, di grande attualità .


G. St.

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