Con Paride prosegue la dinastia omerica dei Tucci

IL 29 FEBBRAIO scorso è nato Paride, ultimogenito di una famiglia dal particolare curioso: da oltre settant’anni i suoi componenti portano nomi di protagonisti di opere omeriche. Una distinzione che dal primo trentennio del secolo scorso continua a rendere celebri i discendenti di Eugenio Tucci, capomastro nativo di Marzi, cultore del più famoso ed importante autore di lingua greca. Una passione per il mondo dei classici consona al suo carattere di laico e anticlericale che sapeva rapportarsi con la cultura antica, aprendosi alla scoperta di gesta epiche e di eroi in un mix di avventure, sentimenti e nostalgia. Eugenio Tucci decise di chiamare cinque dei suoi nove figli Omero, Ulisse, Iside, Eris e Ovidio. Di quest’uomo estroso che amava la poesia e il sarcasmo ancora oggi si raccontano storie ed aneddoti legati, soprattutto, a vicende paesane e popolari nelle quali emergono figure pittoresche e situazioni a volte anche grottesche. Fu Ulisse, alcuni decenni più tardi, a continuare la tradizione chiamando i figli Telemaco, Penelope, Menelao, il cane Argo. E a condividere la scelta paterna confortato dalla lettura dei testi e dalla visione dei primi eventi cinematografici sulle imprese dei personaggi omerici. La storia è proseguita con Telemaco, papà  di Ulisse e Nausicaa. E con Menelao, che ha deciso di chiamare i suoi bambini Laerte e, appunto, Paride. Odiesseo giunge tra Scilla e Cariddi, ma nell’attraversare lo Stretto perde sei uomini della sua nave vittime del mostro (Scilla) dai dodici piedi e dai sei lunghi colli. La Calabria è terra di miti e leggende. A Marzi, oltre a quelli già  citati, nella stessa famiglia ci sono pure Oro, Eolo e Menenio. Telemaco Tucci è uno maggiori autori calabresi di ceramica artistica. Le sue opere sono esportate in tutto il mondo. Ovviamente, il suo laboratorio non poteva che chiamarsi Keramos.

Gaspare Stumpo
 

Nella foto: Telemaco Tucci mentre lavora sulla creta.

 

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