Rogliano, sit in di protesta degli immigrati

NON TUTTI sanno che la recente “marcia” degli immigrati alla quale è seguito il sit-in davanti alla Prefettura di Cosenza, è stata preceduta da un momento di forte concitazione a Rogliano. Lunedì scorso la quasi totalità  dei profughi ha lasciato la struttura di località  ‘Manche’ – ha attraversato le principali strade della cittadina e si è diretta presso la stazione delle Ferrovie della Calabria (nella foto) con l’intenzione di salire sul primo treno disponibile e raggiungere Cosenza. Sul luogo sono giunti sia i Carabinieri che la Polizia. Le forze dell’ordine hanno dialogato per oltre mezz’ora con i manifestanti. In particolare, il comandante della Compagnia di Rogliano, Mariano Giordano, e la funzionaria della Questura, Giovanna De Marco, hanno cercato di capire le ragioni della protesta invitando alla calma e al ritorno in sede. Tuttavia, il gruppo ha preferito dirigersi (a piedi) a Cosenza, scortato dalla Polizia, coordinata dal vice questore Vincenzo Gerace, per poi sostare in piazza XI Settembre. E ciò per rivendicare tempi rapidi nell’ottenimento della documentazione, maggiori informazioni ma soprattutto un futuro di libertà , diritti e dignità . La situazione è stata illustrata al prefetto Alfredo Cannizzaro, che ha promesso il suo impegno relativamente a quanto esposto dai migranti attraverso il personale delle organizzazioni di assistenza. Anche la Questura ha fornito garanzie sullo stato dell’incartamento. Ad oggi, infatti, i migranti hanno ricevuto un permesso di soggiorno temporaneo ma sono in attesa di quello definitivo. L’obiettivo è l’ottenimento dello status di rifugiati, che consentirebbe loro di godere dei benefici di legge e di regolarizzare la posizione rispetto alla condizione di clandestinità  alla quale sono esposti in quanto cittadini stranieri. Il riconoscimento, ricordiamo, viene concesso in caso di fondato timore legato a persecuzioni per motivi di razza, religione, opinione politica o nazionalità . Che solo una parte di extracomunitari (si parla del 35%) avrebbe già  ottenuto. Il resto ha presentato ricorso ed è in attesa di notizie sull’iter che attiene alla procedura burocratica. C’è il rischio, però, di un rigetto della richiesta da parte della Commissione territoriale, quindi del rimpatrio dei richiedenti. Da qui la presa di posizione. Al momento presso il Centro di Accoglienza di Rogliano sono alloggiati 130 immigrati africani di diversa nazionalità  (l’80% di religione cristiana), che al termine di uno screening anagrafico e sanitario hanno iniziato, con il sostegno di una equipe di professionisti e volontari, un percorso di integrazione nella Comunità , ma anche di mediazione linguistica e culturale per facilitare il loro acceso ai servizi pubblici e al mondo del lavoro. Si tratta di persone (la maggior parte uomini) provenienti da Mali, Niger, Ghana, Guinea, Liberia, Senegal, Nigeria, Libia, Egitto, Etiopia, Somalia, reduci dalla drammatica esperienza a bordo di un barcone in avaria nel Canale di Sicilia costata la vita, il 4 agosto 2011, a decine di magrebini. Per quella circostanza, con l’accusa di aver preso parte ad una sorta di rito tribale, si trovano in carcere i ghanesi Mouhamed Adam e Ahmokugo Kujo. Il gruppo era stato individuato e salvato dalla Capitaneria di Porto a largo delle coste di Lampedusa. Qualche giorno più tardi gli immigrati erano arrivati a Rogliano sulla base di un piano umanitario coordinato dalla Protezione Civile e connesso alla dichiarazione dello stato di emergenza sul territorio nazionale. Un programma che ha previsto uno stanziamento di fondi per la gestione dell’emergenza, una parte dei quali resterebbe bloccata per questioni burocratiche.

Gaspare Stumpo

Fonte: Parola di Vita.

R

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com