Sila, i cinghiali mettono a rischio le produzioni agricole

DANNI per centinaia di migliaia di euro e micro-economia a rischio. In alcune aree della Calabria l’agricoltura non è mai stata in pericolo come in questo periodo a causa dei cinghiali. Negli ultimi cinque anni, infatti, il loro numero è aumentato con conseguenze gravissime per il raccolto e le infrastrutture agricole. Ne hanno fatto le spese campagne e boschi che hanno subito danni alle coltivazioni e ai terreni. Voraci e distruttivi i cinghiali agiscono all’interno delle piantagioni depredandone i frutti e provocando buche, arature e crolli alle opere di contenimento. La vicenda è seria e gli agricoltori temono il collasso delle attività , soprattutto nel settore della pataticoltura. Nelle zone silane e pre silane si lamentano perdite consistenti. “Il fenomeno è sempre più diffuso. Qualsiasi forma di agricoltura – spiegano Franco Vizza e Gianluca Fuoco – è soggetta all’attacco di questo mammifero”. Nei giorni scorsi i due imprenditori agricoli si sono fatti portavoce delle istanze di categoria. I cinghiali si muovono in branchi composti da decine di esemplari (a volte di anche grossa stazza), devastano le colture per cibarsi e costituiscono un serio pericolo per l’uomo perché capaci di aggredire ogni qualvolta si considerano in pericolo. Del caso sono stati interessati sia l’ente Provincia, sia l’Ambito Territoriale (Atc). Gli agricoltori pretendono azioni concrete da parte delle istituzioni e la predisposizione di un programma di intervento che preveda un monitoraggio costante della popolazione relativa a tale ungulato e l’avvio di battute di caccia selettive nel corso dell’anno. Secondo le stime degli addetti ai lavori i raid dei cinghiali costano tra seimila e i settemila euro ad ettaro per i campi appena seminati, il doppio per quelli in piena produzione. Una situazione insostenibile, dunque, se si tiene conto della superficie destinata alla coltivazione della patata in Sila, della castagna, dell’uva e di altri ortaggi nella parte collinare del territorio. Una problematica comune a diverse regioni della Penisola ma che in Calabria (in Sila e nella Valle del Savuto) sta assumendo aspetti inquietanti per i danni provocati alle produzioni di nicchia acuiti dalla crisi economica e dal mancato rispetto delle regole di mercato. Alla base del fenomeno ci sarebbero l’abbandono delle aree agricole e l’introduzione di specie non autoctone (a scopo venatorio nel caso degli ungulati) ovvero, di esemplari originari di altre regioni europee, probabilmente dell’Est, che nel giro di pochi anni avrebbe determinato un quadro incontrollabile. In questi mesi la Coldiretti ha raccolto le lamentele dei propri iscritti ed ha ricordato il ruolo dell’organizzazione a sostegno del mondo agro-forestale ponendo l’accento sulla necessità  di avviare strategie di concerto con le amministrazioni locali per far fronte alle alterazioni della fauna selvatica e tutelare gli ecosistemi. “Non pretendiamo risarcimenti – ha spiegato Mario Ambrogio (Coldiretti Rogliano) – ma chiediamo misure specifiche per contrastare il fenomeno e tutelare le  produzioni”.

Gaspare Stumpo

Nella foto: cinghiali nell’area Valle del Savuto-pre Sila cosentina.

Fonte: Parola di Vita.


Il video-riassunto sulla problematica

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