L’annus horribilis degli Lsu-Lpu calabresi. La vertenza si riaccende

FINE anno, tempo di bilanci. Per i lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità  è stato un 2012 da dimenticare. Un ‘annus horribilis’ per via dei ritardi nei pagamenti ma soprattutto per l’assenza di pianificazione rispetto al processo di stabilizzazione occupazionale e la prospettiva di un 2013 ancora più difficile. In seguito all’ultima manifestazione di Catanzaro (giugno 2012) si era parlato della costituzione di un tavolo tecnico tra Governo, Regione Calabria e Parti Sociali per la risoluzione di una vertenza divenuta ormai storica che la politica non riesce ad affrontare e a risolvere in maniera definitiva. Nulla di fatto. Eppure, quotidianamente, gli Lsu-Lpu (nella foto, il gruppo che lavora presso il Comune di Rogliano) continuano a garantire servizi importanti all’interno degli Enti locali mantenendo uno status giuridico quantomeno discutibile e non solo dal punto di vista delle garanzie previdenziali. Un caso che dovrebbe appassionare i giuslavoristi più attenti ma che rimane sopito, purtroppo, perché alla fine cinquemila padri (e madri) di famiglia sono un esercito difficile da collocare utile, magari, ad ogni scadenza elettorale. Numeri e non uomini, nonostante la professionalità  e le competenze acquisite in almeno tre lustri di impegno in Comuni e Comunità  montane. Un impegno che ha portato a piccole conquiste che rischiano di essere messe in discussione. Le scuse sono sempre le stesse: assistenzialismo, carenza di fondi, intoppi legislativi. Non è così! Basta chiedere ai sindaci (a proposito l’Anci che fa?) per sapere quanto risulta importante (a volte determinante) la prestazione di un singolo lavoratore nell’economia dei servizi resi sul territorio. Allora, se gli Lsu-Lpu sono un errore della politica è la politica che deve rimediare alle pecche commesse contribuendo a migliorare le condizioni di vita di chi, oggi, guadagna un salario da fame e non le cifre di certa Casta. Tuttavia, viene da ridere (o da piangere, a seconda dei casi) alle reazioni di fine anno dei politici calabresi rispetto alla questione precari. Come se ancora una volta trecentosessantacinque giorni non fossero stati sufficienti per discutere, concertare e stilare un minimo di programmazione a sostegno della vertenza. (G. S.)

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