Lsu/LpU Calabria, uno ‘scaricabarile’ lungo 15 anni

I LAVORATORI socialmente utili e di pubblica utilità  si autodeterminano. Mesi e mesi senza sussidi (o integrazioni nel caso degli Lsu) il bacino calabrese composto da quasi cinquemila LsU ed LpU è stremato, soprattutto nei Comuni che non anticipano le spettanze. Mancano i soldi (la Regione sarebbe in grado di erogare solo le mensilità  di agosto e settembre), mancano le certezze sul proseguo delle attività  per l’anno a venire, manca, principalmente, quel percorso di stabilizzazione occupazionale che la politica ha continuato a sbandierare ma il più delle volte (solo) per motivi elettorali. Oggi la vertenza è giunta al capolinea, nessuno può tirarsi indietro: Stato, Regione, Organizzazioni sindacali, associazioni degli Enti Locali. Tutti sono coinvolti perché tutti, in qualche modo, hanno voce in capitolo in una questione che rasenta aspetti paradossali. Utilizzati all’interno di Comuni e Comunità  montane gli LsU/LpU svolgono mansioni al pari dei dipendenti di ruolo ma a differenza di quest’ultimi non vantano contratti né tantomeno garanzie previdenziali. Succede solo in Italia! Una storia lunga tre lustri per una attività  professionale rispetto alla quale è stato detto di tutto e di più. Per i lavoratori parlano i fatti: diversi servizi pubblici (anche essenziali) erogati sul territori sono appannaggio del loro impegno, come testimoniano le preoccupazioni espresse dai sindaci in occasione di scioperi e stati di agitazione. Al termine di un nuovo anno, in una situazione di crisi che ‘morde’ le famiglie e non da tregua alle fasce meno abbienti, gli LsU/LpU chiedono risposte sicure. Fatti e non promesse.  Da qualche giorno in diverse aree della Calabria (Savuto, Locride e Alto Jonio Cosentino quelle più ‘calde’) i precari hanno promosso assemblee o, addirittura, avviato stati di agitazione. Il 10 dicembre è previsto uno sciopero generale di categoria indetto dalla sigla sindacale USB. La situazione è stata segnalata al Prefetto di Cosenza, al quale è stato chiesto un intervento presso Governo centrale e Regione “per scongiurare – è scritto – ulteriori tensioni sociali”. Nel giugno scorso, ricordiamo, era stata concordata l’apertura di ‘tavolo’ di concertazione, a Roma. Che non è si è mai concretizzata. In realtà  nessuna certezza si è mai materializzata, tranne il solito lo scaricabarile.


G. St.

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