Rivoluzione Civile, il Comitato Savuto-Reventino s’incontra a Rogliano

IN QUESTI ultimi 20 anni la politica italiana ed Europea ha avuto un’unica e legittima agenda programmatica scritta da speculatori e banchieri, da imprenditori e potentati economico-finanziari. E’ l’agenda del predominio neoliberista, quell’agenda che ha imposto la precarietà  esistenziale ed ha cercato di mercificare tutto, quell’agenda che ha permesso sia alla speculazione finanziaria di spadroneggiare portandoci alla crisi del 2008 che all’imprenditoria di competere abbassando tutele e diritti dei lavoratori.  Il centrosinistra e il centrodestra italiani si sono sfidati a chi era più liberista ed al pacchetto Treu, che ha introdotto le prime forme di lavoro interinali, ha immediatamente risposto il governo Berlusconi con la legge 30 (o Biagi) per arrivare all’apoteosi pienamente condivisa della devastate riforma Fornero. Per 20 anni hanno costruito un finto scontro, fatto di contumelie e spettacolo mentre erano pienamente d’accordo sulla precarizzazione del mondo del lavoro, sulle grandi (e inutili!) opere e sull’appoggio incondizionato alle fasce sociali più alte detassando i profitti e aumentando il prelievo fiscale complessivo.  Il governo Monti non è stata una parentesi occasionale ma la rivelazione di una condivisione piena delle politiche neoliberiste: abolizione dell’articolo 18, riforma Fornero, soldi pubblici alle banche, aumento delle spese militari, privatizzazioni e fiscal compact. Tutto questo votato da Pd-Pdl-Udc e spacciato come ricetta per uscire dalla crisi.  Dopo un anno di questa salvifica ricetta il debito pubblico è aumentato, così come sono cresciute la disoccupazione e la povertà , e questi 20 anni, complessivamente, ci consegnano un’Italia con i salari più bassi d’Europa e tra i maggiori tassi di diseguaglianza.  L’approvazione del fiscal compact comporterà  tagli alla spesa pubblica di 50 miliardi di euro all’anno per vent’anni; come si potranno rilanciare il welfare e il lavoro senza soldi? Per rilanciare l’economia servono investimenti pubblici e controllati, serve tassare le rendite finanziare ed i grandi patrimoni, serve impedire questo strozzinaggio di Stato che consente alla banca centrale europea di prestare denaro pubblico all’1% alle banche private per permettere loro, sempre con questo denaro, di infischiarsene di finanziare artigiani ed imprese ma di acquistare i nostri titoli di Stato con una rendita del 7% aggravando, in tal modo, il nostro già  pesante debito pubblico. Nel presunto programma alternativo del centrosinistra cosa troverete di tutto questo? Nulla, anzi leggerete esplicitamente dell’accordo per un nuovo governo Monti-Bersani che prenderà  vita dopo le elezioni continuando a macellare la spesa sociale e i diritti. E’ giunta l’ora di una rivoluzione civile i cui protagonisti devono essere quegli uomini, fuori e dentro i partiti, capaci di animare la lotta per il referendum sull’acqua pubblica e sull’articolo 18, di difendere la sanità  e la scuola, il nostro ambiente e il lavoro. Sono loro che si devono riprendere la politica per togliere il potere ai banchieri e rilanciare il lavoro ed i diritti. Il centrosinistra ha già  scelto da che parte stare, ritenendo chiuso il capitolo dell’abolizione dell’articolo 18 e quello dell’approvazione e della ratifica del fiscal compact, votando l’aumento delle spese militari e l’ultima folle impresa bellica in Mali. Abbiamo bisogno anche nel Savuto e nel Reventino, a cui sono stati scippati ospedali ed in cui stanno morendo lavoro, ambiente, attività  produttive e comunità , di una rivoluzione civile che profumi di diritti, giustizia sociale ed anti-liberismo! Per essere alternativi al Berlusconismo non bisogna proporre uno schieramento opposto ma soprattutto proporre ed attuare politiche radicalmente differenti. Rivoluzione civile si propone di rompere con 20 anni di precarietà  e privatizzazioni, di ingiustizia sociale e degrado politico culturale.  Ma ogni rivoluzione necessità  della partecipazione popolare; ed è per questo che a Rogliano domenica scorsa abbiamo iniziato a metterci in moto organizzando un’assemblea (nella foto) in cui il territorio ha deciso di impegnarsi per riappropriarsi della Politica, quella vera, quella che tocca direttamente i problemi dei cittadini. Sono infatti intervenuti molti esponenti non solo della società  civile ma anche di tutti quei movimenti e quelle  organizzazioni sociali popolari attivi nel comprensorio che hanno sottolineato e denunciato la drammaticità , in particolare, della situazione locale.  Tutti determinati a ricercare la svolta attraverso l’adesione ed il sostegno al movimento guidato da Antonio Ingroia e tutti impegnati ad affermare tematiche di grande attualità  e di forte impatto sociale come la sanità , l’acqua, il lavoro, l’ambiente, i trasporti, le disuguaglianze, la povertà , in sintesi i temi del welfare e della vita quotidiana di cui più soffrono i nostri territori interni ed il paese-Italia più in generale. Temi che sono stati esposti nella loro drammaticità  con la convinzione che essere al fianco di Ingroia in questa battaglia di giustizia ed equità , di buona politica realmente rivoluzionaria, sarà  il segnale che è finito il tempo di delegare il cambiamento e che occorre trovare il modo di imporlo direttamente. Sostenendo e lavorando fianco al fianco con tanti volti nuovi ed alcuni volti conosciuti ed affidabili della società , presenti nelle nostre liste,  che hanno fatto della battaglia per la difesa delle tutele dei più deboli e dei principi fondanti della nostra Carta Costitutiva il loro vessillo, il loro stesso modo di essere. Il Savuto ed il Reventino rischiano di soccombere nel torpore della politica clientelare e nelle tenaglie di quella del rigore: sia per la qualità  e le modalità  comportamentali di uomini e donne presenti in altre formazioni e/o nominati attraverso primarie discutibili e tanto contestate dai loro stessi compagni di partito, e che già  hanno dato scarsi o addirittura fallimentari risultati nei loro precedenti incarichi istituzionali o manageriali;  che per il groviglio di relazioni, finanziamenti e respiro corto che incardina molti rappresentanti istituzionali locali a sostenere, direttamente o indirettamente, leader, coalizioni e politiche rigoriste ed antipopolari che provocano la desertificazione dei diritti e dei servizi sociali pubblici sul territorio (come, ad esempio, il progressivo svuotamento che prelude alla chiusura degli ospedali di Rogliano e di Soveria e l’abbandono del collegamento delle Ferrovie della Calabria tra le due provincie) e favoriscono speculazioni a danno del lavoro, delle nostre risorse naturali, della nostra salute e della qualità  stessa della nostra vita. Tutto ciò rende ancora più necessario l’impegno verso Rivoluzione Civile, con Antonio Ingroia candidato a presidente, e verso i suoi propositi programmatici tesi, a differenza di altri movimenti emergenti a livello nazionale, a costruire processi partecipativi dal basso per allargare le forme di condivisione della democrazia, per praticare le politiche dell’accoglienza e dell’abbattimento di tutte le barriere, per ridare senso alle relazioni dirette tra le persone ed alla vita comunitaria dei nostri borghi combattendo contro tutte le forme di discriminazione, di razzismo e di neofascismo.  Sostanzialmente, come ci consiglia lo scrittore Franco Arminio, “un nuovo modo di vivere i luoghi, improntato ad un’idea di comunità  inclusiva del respiro degli uomini e dell’ambiente”. L’assemblea è stata anche l’occasione per presentare nel dettaglio il programma e la lista degli autorevoli e rappresentativi candidati di Rivoluzione Civile Ingroia in Calabria e, soprattutto, per dare la totale e piena solidarietà  ai 14 lavoratori e lavoratrici delle aziende Lutirom e L’Azzurra di Piano Lago, licenziati, proprio in linea con le recenti e nefaste riforme sul lavoro, con il famoso “metodo marchionne” in quanto “colpevoli” di essere iscritti al sindacato della Fiom.

Data: 29 gennaio 2013.

Fonte: Comitato Rivoluzione Civile ‘Savuto-Reventino’.

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