“Scadenza di valori, salviamoli” *

di Lillo SCIARRATTA *

"SULL’EPOCA attuale ho voluto fare una riflessione che, ancora una volta, ho fermato sulla carta ribadendo che l’EGO non riveste la pretesa della presunzione ne l’invadenza di campi altrui dove eccellenti professionisti e operatori della comunicazione approfondiscono e dibattono tematiche sociali. La riflessione, dunque, vuole essere l’espressione del pensiero democratico certo di interpretare i sentimenti altrui, tralasciando la retorica di circostanza e quanto è legato a impulsi emotivi. C’è un contesto che induce ad allargare il giudizio critico, al di là  di certi interessi, se si vuole stabilire veramente un rapporto attivo e concreto con la realtà  in tutte le sue dimensioni; una realtà , appunto, con una nitida radiografia che mostra i segni di quel passato fatto di battaglie per il raggiungimento di traguardi significativi miranti a conseguire il riscatto anche se lento e difficile. Ancor’oggi c’è il pretesto per un discorso di fondo che se vogliamo è sempre lo stesso e che ancora costituisce il comune denominatore sulle problematiche socio-politiche. L’epoca attuale, se dovessimo definirla secondo un criterio realistico, non si errerebbe qualificandola ”razionalista” perché si vuole tutto filtrare attraverso la razionalità , scaturendone lo scadimento di valori morali che sono alla base di un degrado generale. Si è arrivati a sovvertire e sconvolgere certi sistemi, modi di pensare, atteggiamenti e presupposti e non si crede più a nulla se non lo si tocca con la mano; tutto è diventato calcolo, studiate opportunità  frutto di una logica speculativa priva di qualsiasi sentimento. Non secondario è il pessimo esempio che una gran parte della classe politica offre ogni giorno attraverso scandali, intrallazzi, corruzione e lauti stipendi; uno scenario a tinte fosche dal quale viene fuori non una rappresentazione neo realistica, ma la fotografia di chi ci rappresenta in una società  che ci circonda e che nessuno può negare. Unica obiezione potrebbe essere che il discorso non va totalmente generalizzato, che ci sono ancora persone e giovani capaci di coltivare sentimenti e comportamenti morali altruistici anche se è pure vero dire che, essendo in pochi, sono visti come una eccezione. Ci sarebbe tanto da scrivere circa le inadempienze a tutti i livelli, sulla corruzione cui sopra accennavo, sugli egoismi, le violenze materiali e morali, le oppressioni psicologiche, il tutto, ahinoi, attuato alla luce di una “libertà ” che è senza senso. La classe politica che ha grandi responsabilità  è chiamata a dare una testimonianza tangibile di onestà  e di trasparenza mettendosi bene in testa che è al servizio della gente e, ancor più in un momento di crisi, di recessione che colpisce inesorabilmente le famiglie,non possono più limitarsi a fare promesse giocando anche sulla pelle dei giovani che rivendicano il sacrosanto diritto all’occupazione. La politica deve essere intesa come nobile arte e non come accaparramento di voti e di poltrone. Il politico vero è quello capace (Benedetto Croce). Cerchiamo di attuare la politica come processo di crescita, di una coscienza civile, generalizzata e di massa mirante al vero riformismo, parola che si coniuga fra progresso e novità , evocando l’ideologia novista. Basta col campanilismo che denota cecità  politica. Nel corso degli anni ho sempre sostenuto chi ha portato avanti la tesi rovesciata rispetto alle attese del senso comune: il politico deve perdere l’ingordigia del potere e del business; la prima missione della politica è servire la vita a costo della vita. L’incertezza e l’amarezza si sovrappongono a quella tenue speranza che dalle prossime elezioni possa essere espressa dall’urna una classe politica che sappia distinguersi per capacità  e competenza progettuale, abbandonando la sapiente efficienza parolaia e le vecchie logiche del sistema clientelare, così come la cultura non deve essere emarginata dalla politica. Così operando ci potrà  essere un recupero dei valori, un richiamo al sentimento, all’onesta, alla caritas ed ai buoni principi. Come la storia c’insegna, le alterne vicende delle umane sorti, hanno sempre confermato l’avvicendarsi di epoche luminose ad altre oscure. Frattanto si continua a sentire che paghiamo il prezzo del progresso: famiglie in dissolvimento, corsa sfrenata all’edonismo e materialismo e, le voci che si levano per richiamare a un maggior senso di responsabilità  si perdono nel clamore di una società  stordente e caotica dove nessuno è soddisfatto di quello che fa e di quello che ha! Anna Frank nella constatazione delle difficoltà  dei suoi tempi, pur affermando che gli ideali, i sogni e le speranze vengono distrutti dalla realtà  prima ancora di nascere, esprimeva nel suo “DIARIO” una grande certezza: ”Eppure quando guardo il cielo, penso che tutto si svolgerà  nuovamente al bene, che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità ".

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