LsU-LpU Calabria: da luglio i Comuni a rischio collasso

LA DELICATA vicenda di Lsu e Lpu impone una azione che si divincoli da momentanee iniziative illusorie e inconcludenti, rivolgendosi con un azione precisa e lungimirante alla soluzione, se pur in parte di quella piaga atavica che sotto un più ampio respiro da decenni ha investito la Locride e ancore di più un’intera regione: il lavoro. Servirebbe uno sforzo dialettico sostenuto da una volontà  operante che sia in grado di proporre e produrre, per andare avanti con progetti e programmi, senza sposare altre operazioni uguali a quelle che oggi si presentano come estremamente critiche. Una battaglia quella sul lavoro che al momento abbiamo perso e la condizione a cui sono costretti gli Lsu/Lpu né la prova schiacciante. A caratterizzare questa sconfitta, l’effetto domino che sta interessando le unità  lavorative dei singoli Comuni, a insorgere, oggi, sono, infatti, gli Lsu/Lpu del comune di Bianco, il loro un disagio che si unisce a un insieme di voci che lamentano, chiedono, lavoro e rispetto. ‹‹E’ dovere degli Enti locali per cui ognuno di noi ha messo a disposizione, in tutti questi anni, la propria professionalità  e il proprio impegno per garantire la piena efficienza dell’attività  amministrativa, intervenire e, se necessario, scendere in campo al nostro fianco nella battaglia per la stabilizzazione››. Non vogliono parole di solidarietà , ma azioni fattive per elaborare una soluzione reale ad un serio problema sociale, economico, amministrativo e politico. Laddove si interrompesse il rapporto di lavoro con i Lavoratori Lsu/Lpu, la macchina burocratica della Calabria subirebbe un improvviso arresto, tenuto conto che il 70% dei servizi comunali è garantito da loro. La norma transitoria approvata dal consiglio regionale lo scorso 18 marzo, atta a superare il vuoto legislativo derivante dalla sentenza della Corte Costituzionale e finalizzata a dare continuità  ai rapporti dei lavoratori. ‹‹non è quello per cui abbiamo lottato in questi ultimi 15 anni, non intendiamo accettare passivamente, dopo 15 anni di "lavoro nero", che ancora una volta si lasci ad altri la possibilità  di decidere del destino di 5200 unità  lavorative a cui sono collegate le rispettive famiglie e che, a tutt’oggi, garantiscono servizi sul territorio e operano in tutti gli uffici comunali al pari dei dipendenti di ruolo, senza vedersi garantito un futuro e, cosa ancor più grave, senza alcuna copertura contributiva››. In buona sostanza la soluzione tampone adottata dal consiglio regionale altro non farebbe che allungare di qualche mese il ricorso a una soluzione definitiva, che al momento non si è in grado di formulare. La mancanza ora di possibilità  economiche e l’errore passato di non aver provveduto alla stabilizzazione di quanti l’avrebbero se non altro meritato, crea oggi un grave problema non solo economico, in quanto evidenzia l’incapacità  amministrativa di una buona parte della politica, ma inserisce la questione degli Lsu/Lpu in un problema di più ampio respiro: la questione lavoro che qui, più che altrove è il sintomo di una povertà  prima sociale e poi economica. Da qui la proposta dei lavoratori Lsu/Lpu per chiedere a tutte le Istituzioni ‹‹di intervenire, ognuna secondo le proprie competenze e nelle opportune sedi, a tutela della categoria››, affinché, finalmente venga loro riconosciuto il diritto al lavoro.

Fonte: Lsu&Lpu. Spazio a disposizione di Lsu ed Lpu … di tutta la Calabria ed anche oltre!

Data: marzo 2013.

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