“La scrittura di Cundari tra Borges, Montaigne e Pascal”

"La scrittura di Daniel Cundari tra il fantastico di Borges e il realismo di Montaigne e Pascal"


* di Dante MAFFàA


NEGLI ANNI settanta l’editore Franco Maria Ricci, tra i più raffinati del mondo, ideò, insieme con Jorge Luis Borges, una collana di testi che chiamò “La Biblioteca di Babele-collana di letture fantastiche”. Questo libro (
Istruzioni per distruggere il vento, Rubbettino / Velvet 2013, ndr) di Daniel Cundari figurerebbe assai bene tra le pagine di quei mostri sacri scelti dallo scrittore argentino, perché il libro sa muoversi con “Leggerezza”, con “Rapidità ”, con “Esattezza”, con “Visibilità ” e con “Molteplicità ”, proprio come insegnano le Lezioni Americane di Italo Calvino e come insegna soprattutto Il viaggio sentimentale di Sterne. Nonostante la giovinezza, Cundari ha già  alle spalle un ottimo tirocinio e perciò ha potuto cimentarsi in un esercizio così delicato toccando argomenti che appartengono al privato, alla cronaca, alla storia, alla poesia, al folklore, alla letteratura, alla storia locale calabrese, al viaggiare, al sognare. Così, sfogliando le pagine, incontriamo Granada, o la citazione di Bianciardi, o l’Amaro del Capo, o Rocco Carbone, Lorenzo Calogero, Ernesto Sabato o Raffaele Carrieri, le squadre di calcio con i relativi campioni, Mimmo Rotella e De Chirico, e Campanella e tanti luoghi della Calabria e tanti personaggi caratteristici, e aneddoti, informazioni. Ma è bene sottolineare che non si tratta di un semplice diario che divagando afferra al volo alcune circostanze; qui c’è, evidente, l’esercizio letterario che sceglie per campionature luoghi e personaggi, parole e pensieri, sensazioni ed emozioni e proprio per continuare a morire (come accadde a tredici anni, epoca in cui l’autore era “già  morto due volte”) per rinascere. E la rinascita non poteva che avvenire attraversando se stesso in modo da cancellare, anzi, come dice Cundari, da distruggere il vento, per dare spazio ai sogni. La scrittura va avanti per sintesi, nervosa e sincopata, con  abiure e riconoscimenti, con allusioni e recriminazioni appena accennate e così l’affresco totale ne risulta cadenzato e direi sinfonico, ma soprattutto godibile sia per la chiarezza espressiva e sia per come vengono raccontate le cose, per come il ventaglio  delle descrizioni, degli aneddoti, delle osservazioni s’incastra tra narrazione e meditazione, tanto da far pensare a certe pagine di Montaigne o di Pascal. “Dove piantare la rivolta per sterrare un cuore?”.

Nella foto: il poeta e scrittore Daniel Cundari.

Data: 28 maggio 2013.

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