Cinquant’anni fa la Strage di Ciaculli *

  • *di Gaspare Stumpo

TRENTA giugno 1963, una Giulietta Alfa Romeo viene rinvenuta alla periferia di Palermo, in aperta campagna, all’altezza della statale Gibilrossa-Villabate, nei pressi di Ciaculli. Qualche ora prima, in un attentato diretto ad un boss della zona, perdono la vita due innocenti ad oggi dimenticati: il panettiere Pietro Cannizzaro e il custode di un’autorimessa Giuseppe Tesauro. Siamo al culmine della prima guerra di mafia che nella Conca d’Oro vede protagoniste le famiglie dei Greco e dei La Barbera. Terrore e morte segnano la Sicilia dell’immediato Dopoguerra. Una telefonata in Questura avverte della presenza del mezzo: ha le porte aperte e il sospetto che possa contenere un ordigno è reale. Lo intuiscono i Carabinieri che per primi raggiungono il posto chiamando in causa anche un gruppo di artificieri. Che ispezionano l’auto, tagliano la miccia di una bombola che si trova all’interno e dichiarano cessato l’allarme. E’ l’apertura del bagagliaio da parte del comandante della vicina tenenza di Roccella a provocare l’esplosione. L’autobomba uccide sette uomini delle Forze dell’Ordine: il tenente dei Carabinieri, Mario Malausa, i marescialli Silvio Corrao e Calogero Vaccaro, gli appuntati Eugenio Altomare e Marino Fardelli, il maresciallo dell’Esercito Pasquale Nuccio e il soldato Giorgio Ciacci. Rimangono feriti il brigadiere Giuseppe Mazzupappa e il carabiniere Salvatore Gotto. Un attentato gravissimo, cruento che, nonostante i sospetti (anche gravi), rimarrà  purtroppo insoluto. Sono trascorsi cinquant’anni da quel triste giorno d’estate. Da quella terribile deflagrazione che piegò la vita di sette onesti servitori dello Stato. Tra di loro c’era Eugenio Altomare, militare dell’Arma nato a Rogliano il 21 gennaio 1931, in servizio in Sicilia. A lui, nei giorni scorsi, è stata intestata la Caserma dei Carabinieri della cittadina. La cerimonia si è svolta alla presenza delle massime autorità  locali, provinciali e regionali. All’evento istituzionale hanno partecipato il sindaco Giuseppe Gallo, il vice sindaco Giovanni Altomare, il comandante regionale dei Carabinieri, gen. Adelmo Lusi, il comandante provinciale, colonnello Francesco Ferace, il comandante della Compagnia di Rogliano, capitano Giovanni Caruso, i sacerdoti don Vincenzo Filice, don Santo Borrelli e don Pier Maria Del Vecchio, il consigliere provinciale Antonio Simarco, sindaci ed amministratori del territorio. Presenti, ovviamente, la moglie dell’appuntato scomparso, signora Caterina Filice, la figlia Eugenia, altri familiari e diversi Carabinieri tra i quali alcuni componenti del Cobar, l’organo di rappresentanza del personale militare. Ad Eugenio Altomare era stato già  intitolato il viale che conduce alla nuova area residenziale e alla stessa caserma roglianese. Costruita negli Anni Ottanta quest’ultima, ricordiamo, è sede di Stazione e di Compagnia. Sempre nel Savuto, a Carpanzano, l’Amministrazione del luogo ha intitolato una strada ad un’altra vittima della crudeltà  mafiosa: il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, all’epoca prefetto di Palermo, ucciso la sera del 3 settembre 1982 assieme alla moglie Emanuela Setti Carraro e all’agente di scorta Domenico Russo.

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Nella foto: i funerali delle vittime della Strage di Ciaculli. Nel riquadro l’appuntato dei Carabinieri, Eugenio Altomare.

Data: 09 luglio 2013.

Fonte: Parola di Vita.

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