Abbattuto antico pino marittimo, la città  non s’indigna*

di Gaspare Stumpo *

SI ERGEVA maestoso con la sua classica forma ad ombrello all’ingresso del camposanto, o meglio, nei pressi dell’antica Chiesa del Carmine che è parte del complesso dei Cappuccini  il cui giardino, ricordiamo, dal 1867 è adibito a cimitero. L’esemplare (‘a pigna) di pino marittimo che secondo alcune testimonianze fu piantato nel 1642, è stato abbattuto perché considerato potenzialmente dannoso per la copertura dell’antico Convento. Convento oggi in restauro dopo anni di incuria e disinteresse. Una scelta discutibile sia dal punto di vista tecnico (si poteva agire sulla pianta sfoltendone la chioma), sia dal punto di vista storico (l’albero aveva una sua funzione logistica ed era diventato il simbolo dell’ex struttura monastica). Chissà  quante volte, infatti, l’avrà  guardato frà  ‘Ntoni da Panettieri, il monaco questuante (morto in odore di santità ) descritto nelle cronache popolari, che proprio all’ombra di questo pinastro, l’8 ottobre 1852, s’intrattenne con Ferdinando II° di Borbone! Ma perché è stato tagliato? Perché, chi ne ha ordinato la rimozione, non ha pensato che sarebbe stato meglio rinviare la decisione e dare più peso alla Memoria? Capire, magari, le ragioni (che non erano solo estetiche ad ambientali) di quella presenza e prestare maggiore attenzione al lavoro quanti, nel tempo e tra mille difficoltà , hanno saputo individuare e unire i tanti tasselli di Microstoria. Aver rimosso il vecchio Pino Marittimo è come aver gettato nell’oblio della ‘Rogliano cancellata’ il Ciborio di frà  Lorenzo da Belmonte, l’altare di San Pasquale di Nicolò Altomare, la Deposizione di Domenico De Rossi. Significa, alcuni decenni più tardi, avergli riservato l’identica sorte della cinta muraria del XVII° secolo, dei libri, delle suppellettili e degli affreschi del Convento costruito nella prima metà  del Seicento che tanto ha fatto discutere negli ambienti intellettuli cittadini. Scriveva Benedetto Croce: “la cultura storica ha il fine di serbare viva la coscienza che la società  umana ha del proprio passato, cioè del suo presente, cioè di se stessa”. L’atto che ha disposto l’abbattimento dell’albero ha rappresentato una sorta di “sentenza di morte senza processo” – l’incapacità  di fermarsi davanti alle cose e di osservare ciò che è attraverso ciò che è stato per costruire il futuro. A mio avviso (e ad avviso di molti) la natura così come la storia va custodita e rispettata. Ho l’impressione, purtroppo, che sono diversi i segnali di una Comunità , quella roglianese, che a differenza di quanto si vuole far credere continua ad arretrare tra indifferenza, fatalismo e ipocrisia.

*Direttore responsabile.

Nella foto, indicato dalla freccetta: l’esemplare di pino marittimo, sul monte Santa Croce, che da alcuni giorni è entrato a far parte della ‘Rogliano cancellata’.

Data: 29 luglio 2013.

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