Dal mare di Fuscaldo al Boca Juniors. La bella storia di Francesco Serafino

di Angela ALTOMARE

HA INIZIATO ad appassionarsi al gioco del calcio da piccolissimo quando giocava con i bambini più grandi in un campetto sulla spiaggia di Fuscaldo. Ora a soli 16 anni è una vera e propria scommessa del calcio in Argentina. Si chiama Francesco Serafino. Nella terra che ha regalato al mondo grandi campioni come Diego Armando Maradona, il giovane attaccante calabrese ha iniziato da qualche settimana ad allenarsi con il Club Atlètico Boca Juniors, una delle squadre più celebri al mondo che nei suoi oltre cento anni di storia ha regalato con i suoi colori e le sue vittorie tate emozioni ai nostri connazionali in terra Argentina. “Boca Juniors – ci racconta Francesco Serafino – per gli italiani emigrati in Argentina è la squadra del cuore. Un Club che attualmente è fra i primi tre al mondo per titoli internazionali vinti. E’ un’emozione “ponerse esta camiseta” – come si dice qui, per la storia del Club e per ciò che rappresenta per l’intera Comunità italiana. Resta una squadra fondata da un gruppo di connazionali più di un secolo fa.

– Da Fuscaldo in Argentina. Raccontaci un po’ della tua carriera calcistica.
Ho iniziato a giocare nella S.S. Fuscaldo, poi nel giorno del mio decimo compleanno vengo tesserato per la Reggina Calcio. L’anno dopo, nel 2008, la AS Roma mi tessera e vivo un anno davvero ricco di soddisfazioni. Poi mio padre si trasferisce in Sudamerica a Buenos Aires ed inizio a giocare con il River Plate, prima di arrivare quest’anno al Boca Juniors.

– Oggi com’è la tua giornata tipo?
Sveglia alle 6.00, appuntamento alle 6.45 nella sede del Club per fare colazione insieme ai miei compagni. Alle 7.15 viaggiamo con il pullman del Boca fino al centro sportivo dove ci alleniamo. A mezzogiorno si ritorna in sede, a meno che non abbiamo il doppio turno di allenamenti. Si pranza e poi si riposa. Nel periodo scolastico, il pomeriggio è dedicato agli studi. Qui la scuola comincia a marzo e termina a inizio dicembre. La sera ceniamo alle 20.00 e alle 22.00 andiamo a dormire. Mi alleno due ore e mezza al giorno, ma nel caso di doppio turno, diventano cinque.

– Qual è la lezione di vita che ti ha trasmesso questa disciplina?
Senza dubbio lo spirito di sacrificio. Con il passare degli anni mi rendo conto che sia fondamentale non solo nello sport, ma anche nel proprio percorso di vita.

– Da molti sei stato definito un baby prodigio, ma ci sono state delle porte in faccia in questi anni che ti hanno fatto crescere?
Si, certo. In Italia, dove si predilige il fisico alla tecnica, mi sono sentito dire “sei bravo, ma sei troppo piccolo fisicamente”. Sono cresciuto un po’ più tardi rispetto ai miei coetanei e all’inizio questa cosa mi ha un po’ penalizzato e condizionato. Si tratta di una sorta di pregiudizio che chiude la porta a tanti ragazzi che iniziano a giocare a calcio. Grazie a Dio non tutti gli addetti ai lavori la pensano in questo modo. Qui in Sudamerica, ad esempio si predilige la tecnica.

– C’è un calciatore italiano o straniero al quale ti ispiri?
Totti per me è un mito. Quando ho giocato nelle giovanili della Roma lo vedevo allenarsi nello stesso centro sportivo dove mi allenavo con i miei compagni. Poi ci sono giocatori come Messi, Di Maria, Aguero, Tevez, Ronaldo, Pirlo. Li ammiro tutti.

– Ti piacerebbe un giorno tornare in Italia?
Si, mi piacerebbe molto, per i ricordi che mi legano all’infanzia in Calabria e per i parenti che vivono tutti in Italia.

– In quale squadra ti piacerebbe giocare?
Nella Roma.

– Cosa ti manca invece della Calabria?
Della Calabria mi mancano gli amici e le partite sotto casa. Mi manca l’aria del mare e la spensieratezza di quel periodo vissuto a Fuscaldo.

– La tua famiglia ti sostiene in questa passione?
Si. Mio padre ha fatto grandi sacrifici per me. Viaggiava quasi tutti i giorni da Fuscaldo a Reggio per farmi sentire il suo appoggio. Qui in Argentina i primi anni ha fatto sempre fatto i miracoli per accompagnarmi tutti i giorni agli allenamenti. Qui le distanze sono notevoli. Mi è sempre stato vicino anche moralmente nei momenti meno felici.

– Secondo te, quali sono le qualità che deve avere un calciatore?
Dal punto di vista tecnico, la velocità nel risolvere ogni giocata.

– Cosa provi o pensi prima di affrontare una partita?
Un desiderio incredibile di entrare in campo e cominciare a giocare!

– Cosa insegna una vittoria e cosa insegna invece una sconfitta?
Bisogna essere in grado, nel calcio come nella vita, di accettare le due cose ed ogni volta che si perde avere la forza di ricominciare.

– La prossima gara da affrontare?
Il campionato inizia il 15 marzo, ma nel frattempo avremo diverse amichevoli e torni da giocare.

– Qual è il consiglio che ti senti di dare ai ragazzi che come te sognano i grandi campioni di calcio?
Di continuare a sognare anche quando tutto sembra perduto. Di lasciare il campo ogni volta dopo aver dato il massimo. Il calcio è un gioco fantastico, ma va accompagnato da impegno e dedizione denro e fuori dal campo.

– Chi è Francesco Serafino quando non indossa le scarpette di calcio?
Un ragazzo felice, con la gioia nel cuore.

Nella foto: Francesco Serafino in azione. E, nel riquadro, il giovane calciatore originario di Fuscaldo, in  provincia di Cosenza, con la ‘camiseta’ del Boca Juniors.

Data: 15 febbraio 2014.

Fonte: Parola di Vita.

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