Magarò: “il Consiglio regionale non ha riconosciuto il ruolo della donna”. Il consigliere regionale polemico sulle decisioni dell’Assise

“L’ULTIMA SEDUTA del Consiglio regionale ricapitola e sintetizza la miopia politica di buona parte dei miei colleghi. I provvedimenti presi, sapendoli – a naso – incostituzionali, sono riconducibili a pure tattiche dilatorie. Se non fosse così si sarebbe invertito l’ordine del giorno che situava all’ultimo punto le dimissioni (vale a dire la decadenza) del Governatore ed evitato di legiferare su una materia così delicata come la modifica della legge elettoraleCosì pochi i buoni padri di famiglia? “Bonus, prudens et diligens pater familias” è il principio che dal diritto romano in poi dovrebbe governare l’amministrazione della cosa pubblica. Un criterio assodato ed eletto a modello normativo di condotta. Con un’aggravante: aver perso l’occasione per includere la figura della “mater familias” o – più semplicemente – di riconoscere il ruolo della donna. Non sono femminista, né della prima né dell’ultima ora. Solo pragmatico. Arretrati come siamo secondo gli indici che misurano il gender gap, si sarebbe dovuto prender atto che “a una più elevata presenza di donne tra gli amministratori pubblici corrispondono livelli di corruzione più bassi e un’allocazione delle risorse orientata alla spesa sanitaria e ai servizi di cura e istruzione”.  Dati di una ricerca non recentissima, della Banca d’Italia (non di un centro studi di femministe arrabbiate). E’ possibile che le donne siano intrinsecamente meno propense a corrompere e ad essere corrotte. Ma non è questo il punto. Un parlamento, nazionale come regionale, pieno donne, è una chance da non perdere”. Così, in una nota, il consigliere regionale Salvatore Magarò (nella foto) a proposito della discussione sulla modifica della legge elettorale.

Data: 07 giugno 2014.

Fonte: Ufficio Stampa del consigliere regionale Salvatore Magarò.

 

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