Aldo Domanico (Arm): “falliti, a Rogliano, tutti i programmi di sostegno agli emigrati”. Il pensiero ai minatori

A DISTANZA di alcuni decenni da quel drammatico otto agosto nel pozzo 1 di Bois du Cazier (Belgio) in cui persero la vita 262 operai, l’emozione prende il sopravvento richiamando frammenti di vita incancellabili, frutto di scelte radicali vissute nella consapevolezza di un destino ineluttabile, a volte improvvise ma comunque difficili. Aldo Domanico (nella foto, a destra) è responsabile dell’Associazione roglianesi residenti in Svizzera e presidente dell’Arm alla quale aderiscono molti suoi concittadini sparsi nel mondo. E’ pure corrispondente consolare a Basilea e membro del Com.It.Es. Come sempre, in estate, ha scelto di tornare in Calabria per respirare aria di casa e riabbracciare gli affetti. “Marcinelle è rimasta nella mente e nel cuore degli emigrati. Quando si parla di tragedie di minatori il primo pensiero va a mio padre, essendo orgogliosamente figlio di un minatore, a tutti i minatori e alle loro famiglie. Pronunciare la parola Marcinelle fa venire i brividi e non si può fare a meno di ricordare”. Rogliano è il paese che ha dato i natali ad una intera generazione di maestranze: gente che ha vissuto l’esperienza del buio e della polvere da sparo, la paura dei crolli, il sudore e la silicosi. Una stagione amara per tanti padri di famiglia negli anni della ricostruzione seguita alla tragedia della guerra. A loro è dedicato il monumento nella piazza principale della cittadina inaugurato nel 1973 da Amintore Fanfani e Pierino Buffone. Grazie ai minatori (nella foto, un gruppo di Rogliano) e più in generale al contributo degli emigrati è stato realizzato l’ospedale ‘Santa Barbara’. “Purtroppo – spiega il presidente – l’Italia non è pronta ad affrontare il tema dell’immigrazione perché non ha saputo governare i tanti problemi dei suoi emigrati. I problemi degli italiani di allora sono gli stessi che oggi vivono i migranti africani o asiatici che sbarcano sulle coste del nostro Paese. Domanico torna a parlare di programmi a sostegno dell’emigrazione su scala locale, il più delle volte fallimentari perché strumentali o lontani dal modello pensato per gestire il fenomeno come una risorsa e non come un problema. A suo giudizio infatti “Rogliano continua a non tener conto delle nuove competenze e dell’incremento delle associazioni all’estero, non sfrutta a sufficienza le tecnologie della comunicazione per avvicinare i giovani e i vecchi emigrati alla terra d’origine”. “Occorre valorizzare la rete delle associazioni e – conclude l’interessato – fare sistema per presentare al meglio il territorio e cogliere le opportunità nel mondo che ci circonda creando condizioni di vita migliori”.

Gaspare Stumpo

Data: 21 agosto 2014.

Fonte: ‘Cronache del Garantista. Calabria’.

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