“Caro Ingrao ti scrivo …”. L’ex ferroviere roglianese Silvio Mauro ‘staffetta’ in Sila ai tempi della clandestinità del grande leader comunista

Digital StillCameraE’ STATO un dipendente delle Ferrovie della Calabria per quasi mezzo secolo, ha conosciuto il dramma della guerra e le difficoltà di una regione tormentata dalla mancanza di occupazione e dall’arretratezza sociale. Oggi, dopo una carriera iniziata da garzone, nel lontano 1944, e conclusa come capo tecnico a Cosenza, Silvio Mauro (nella foto) si gode la famiglia: i figli, i nipoti e la moglie con la quale è sposato da circa sessant’anni. Mantiene una vitalità ed una gioia davvero invidiabili, si dedica alla meccanica inventando nuovi strumenti di cui annovera diversi brevetti, ma non dimentica alcuni momenti di vita che lo hanno visto protagonista, non ancora ventenne, tra i boschi della Sila, al seguito del padre cantoniere per conto delle FdC, a Camigliatello. “Avevo sedici anni – scrive – e fu in quel frangente che ebbi modo di ascoltare nei discorsi sussurrati degli operai le gesta di un rifugiato politico che si era distinto nella Capitale per la sua attività di antifascista ed era costretto a nascondersi per sfuggire alla gendarmeria fascista”. Quell’uomo era Pietro Ingrao. Ed è proprio al grande intellettuale e uomo politico che Mauro si rivolge scrivendogli una lunga missiva in occasione del suo straordinario secolo di vita. “Questa mia lettera nasce dal desiderio di raccontarle, nel nome di quegli ideali che vedono nell’organizzazione collettiva il punto di forza di una società, come anch’io contribuì nel mio piccolo alla lotta antifascista”. Nel testo l’ex ferroviere roglianese oggi novantenne illustra per filo e per segno il compito di staffetta per la consegna “in gran segreto” delle copie L’Unità destinate proprio ad Ingrao. “Partivo dalla stazione con L’Unità ben nascosta sotto il maglioncino e un sorrisetto ingenuo ed innocente che avrebbe tratto in inganno chiunque non conoscesse la reale natura della mia missione”. Silvio non incontrerà mai di persona quella figura tanto importante quanto misteriosa ed evanescente. Rammenta però le raccomandazioni e l’atteggiamento fiero del padre. L’ammirazione e la stima di quest’ultimo verso Pietro Ingrao. “Nel leggere la sua autobiografia – conclude commosso – mi sono ritrovato d’accordo con lei quando dice <noi siamo stati sconfitti, ma abbiamo vissuto un’esperienza straordinaria. Oggi, a volte, l’orizzonte della politica mi sembra diventato più piccolo e angusto> in quanto trovo anch’io che la situazione politica attuale lasci desiderare e che non garantisca ai giovani quei diritti sul lavoro per cui la nostra generazione ha tanto lottato”. Un racconto bello ed emozionante, dunque, che racchiude sentimenti, ideali e nostalgia di una stagione difficile ma fondamentale per la storia dell’Italia democratica e repubblicana.

Gaspare Stumpo

Data: 04 aprile 2015.

Fonte: ‘Cronache del Garantista. Calabria’.

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