Daniel Cundari, quando la letteratura è vita *

 

* di Omar FALVO

CUNDARIBREVE intervista al poeta Daniel Cundari (nella foto), una delle voci più significative della poesia italiana contemporanea, che da un po’ di tempo è rientrato a Rogliano, suo paese d’origine. A luglio sarà ospite di Estate al tempio, in Puglia, insieme a Franco Arminio, Raffaele Niro, Vittorino Curci e Vincenzo Mastropirro.

Daniel Cundari (Rogliano, 1983) è un poeta, scrittore e traduttore che scrive in dialetto calabrese, italiano e spagnolo. Ha studiato Lettere Moderne e Relazioni Internazionali a Siena e in Spagna, dove si è formato artisticamente. La sua opera sviluppa uno stile narrativo, riconducibile alle esperienze di autori quali Witold Gombrowicz, Max Frisch, Velimir Chlebnikov e Louis-Ferdinand Céline. Ha partecipato a vari eventi in Spagna, Germania, Italia, Polonia, Francia, Principato di Monaco, Slovacchia, Cina. Animato da un forte vitalismo, ha svolto numerosi lavori, alcuni molto particolari. Ha all’attivo centinaia di articoli su argomenti di carattere letterario, politico e civile. Ha portato in scena da autore e interprete molti spettacoli tratti dai suoi testi. Per il suo incessante impegno poetico e culturale, gli è stato attribuito il Pericle d’Oro. Ha pubblicato in poesia: Cacagliùsi / Balbuzienti (Roma, 2006 Pref. Dante Maffìa e Postf. Pasquino Crupi); Il dolore dell’acqua (Roma, 2007, Pref. Mario Specchio), Geografía feroz (Granada, 2011, Pref. Alejandro Pedregosa e Postf. Trinidad Gan), Poesie contro me stesso (Rubbettino, 2014, Pref. Juan Carlos Friebe); le plaquettes in spagnolo Prótesis del alma e Poemas para delinquir. Narrativa: Istruzioni per distruggere il vento, Rubbettino. 2013. Con i precedenti libri di poesia ha vinto numerosi premi. In Spagna, per Geografía feroz, gli è stato assegnato il ‘Premio Genil de Literatura’ di Granada solitamente destinato ad artisti iberici. Frequenta con assiduità gli artisti catalani e andalusi di matrice surrealista, tra cui Ginés Cutillas, Juan Carlos Friebe, Juan Vico, Alejandro Pedregosa, Fernando Clemot, Laia López Manrique, Trinidad Gan e Miguel Ángel Arcas. Con i suoi testi è intervenuto presso l’Ambasciata di Monaco (Principato), Nizza, Erlangen, Marbella, Marsiglia, Gdánsk. Nel 2009 è stato il poeta straniero più giovane di sempre ospite della Cátedra Federico García Lorca. È presente in numerose antologie poetiche e letterarie. Ha tradotto dall’italiano allo spagnolo tutte le poesie di Gesualdo Bufalino e in dialetto calabrese molti autori, da Kavafis ad Aleixandre, da Alberti a Mandelstam. Apprezzato da Claudio Magris, Antonio Carvajal, Giorgio Bárberi Squarotti, Antonio Tabucchi e Mario Specchio. È fondatore del blog di critica letteraria Lupi sul balcone.

– Dove e come nasce la sua passione per la poesia?

La poesia non mi interessa; la vita è molto più intrigante. In cambio, la parola ritrae una regione da scoprire ogni giorno: è il territorio delle incertezze, di questa realtà in bilico minacciata dall’omologazione culturale, dalle classificazioni, dai pensieri collettivi che ormai hanno deturpato diverse categorie umane. Ho studiato in misura notevole, soprattutto da autodidatta. La mia passione è nata tra gli scaffali della libreria materna, perquisendo e saccheggiando i libri di Catullo, Coleridge, Lorca, Pasolini, Céline, Borges, Pavese, Canetti, Goethe. Ma anche tra i budelli dei vicoli dell’infanzia, nelle rincorse ai palloni, alle lucertole e alle chimere. Mi sono nutrito di svariate cose e sono una persona attenta alla politica. Ho avuto la fortuna di nascere a Rogliano, in un borgo poetico, e di vivere nel mondo.

– Quali messaggi trasmette con i suoi versi?

Sono un semplice osservatore della realtà. Nei miei testi è spesso presente il fiabesco, quale elemento di cesura. Anche nella narrativa cerco di difendere la presenza della figura poetica, del segno fantastico, attraverso una scrittura violenta e antropica che possa confondere e porre dubbi ai lettori. Scrivo per smarrirmi nel labirinto dell’incomunicabilità. Per me la letteratura è un continuo mistero da risolvere, senza via d’uscita. È il dubbio stesso che alimenta la nostra volontà di esistere. È appunto la volontà a creare la fame di scrivere, desiderare e rinunciare.

– Si descriva con un aggettivo

Autentico.

– Dove prende la forza di continuare, in un periodo dove la cultura spesso è in secondo piano?

Roberto Bolaño sosteneva che c’è un tempo per scrivere poesie e un altro per fare a pugni. Amo la cultura del fare. Mi piace sporcarmi le mani per aiutare il prossimo o contribuire in minima parte al miglioramento della società in cui viviamo. Nel sorriso dei bambini arde un’intera biblioteca: passato, presente e futuro sono nelle loro mani.

– Ci parli delle sue pubblicazioni.

Ho pubblicato diversi libri tra l’Italia e la Spagna, oltre ad alcune antologie in Slovacchia, Messico e Germania e Francia. Non amo parlare dei miei libri. La scrittura per me è un percorso doloroso.

– Progetti futuri?

Dopo l’ultima esperienza di lavoro come Watch-Maker in Cina, a Shanghai, e gli anni trascorsi all’estero, ho deciso di investire parte delle mie conoscenze nel piccolo paese di origine. È stata una scelta difficile, essendo abituato ad altri ritmi e a prospettive diverse. Si tratta di un progetto politico, imparziale, privo di mire individualistiche o ambizioni. Per me politica significa riuscire a immaginare il domani con ottimismo, concretezza, abbandonando l’egocentrismo che troppe volte sciupa i nostri rapporti con gli altri. Quando penso alla politica, non concepisco frotte di sindaci, vicesindaci, assessori o altri adepti alle poltrone. Penso invece alla progettualità, consapevole che anche nei piccoli centri sia lecito pianificare eventi magnifici. La società attuale ha bisogno della cultura umanistica, dell’arte. Questo elemento potrebbe davvero modificare le sorti del Sud. Sposo in pieno il pensiero di Abraham Flexner quando afferma che non sempre è utile ciò che produce profitto. L’assillo del possedere tutto e subito, l’ostentazione fine a se stessa, inaridiscono lo spirito umano. La politica per me è confronto, ascolto, generosità. Senza questi sostegni non andremo da nessuna parte e tutto resterà impaludato nel pantano del degrado. Il crollo odierno degli apparati pubblici, la loro scarsa produttività, la pigrizia degli amministratori locali, continuano a distruggere il tessuto sociale. I politici inefficienti non sanno nulla del male che arrecano a noi tutti. La questione meridionale, per poter inserirsi in un discorso europeo, deve fare i conti con chi ha amministrato malissimo per anni raccontando favole che nessuno legge. Leggere, ecco, bisogna leggere tanto nella vita!

Grazie.

Data: 07 luglio 2015.

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