Giuseppe Centonze, un giornalista in prima linea che racconta le storie più difficili della cronaca italiana *

*di Omar FALVO

Giuseppe CentozeGIUSEPPE Centonze (nella foto), lucano di origini bolognese per questioni professionali, giornalista, scrittore, criminologo, da anni è impegnato sui casi più importanti della Cronaca Italiana. La sua è una continua ricerca di verità e di giustizia. “Una descrizione accurata di fatti che ci porta a capire la banalità del male”. Laureato in scienze politiche, con un master in comunicazione, alta formazione in criminal profiling, psicologia giuridica e investigativa da anni, infatti, racconta casi molto scottanti. Conosciamo meglio la sua sete di verità e giustizia.

-In un momento difficile per il giornalismo italiano, dove prende la forza per andare avanti?
Giuseppe Centonze: oggi fare giornalismo è difficile per tutti. Forse siamo troppi e spesso non adeguatamente preparati. Da qui la necessità di una formazione continua obbligatoria che i Consigli dell’Ordine hanno iniziato a imporre ai propri iscritti. A ciò si aggiunge la crisi dell’editoria che in Italia è sempre più preoccupante. I giornali, purtroppo, chiudono o snelliscono le proprie strutture. La gente legge poco e molto spesso preferisce letture non impegnative. Io mi occupo prevalentemente di cronaca nera e confesso che se non fosse per la passione che mi anima avrei smesso già da tempo. Pensi che un articolo, tranne che sia uno scoop, te lo pagano pochi euro. Trovi in giro annunci di ricerca di giornalisti che oserei definire vergognosi, con la richiesta di dieci o venti articoli al giorno, malpagati. Io, grazie a Dio, non ho mai pensato di guadagnare con il Giornalismo, per cui vado per la mia strada, cercando di migliorare continuamente le mie conoscenze e allo stesso tempo fornire al lettore una visione quanto più asettica del fatto che pongo alla sua attenzione.

-Chi è Giuseppe Centonze?
Giuseppe Centonze: Giuseppe Centonze è un lucano orgoglioso della sua terra, prestato a Bologna la dotta per motivi lavorativi. Giornalista, scrittore, criminologo, animato dalla ricerca della verità e dalla voglia di dare voce a chi voce non ha più. Parlo delle vittime di episodi di sangue, in particolare donne e bambini strappati alla vita dalla banalità del male. In Italia molti delitti restano senza un colpevole e ciò non perché siano perfetti, dato che non esistono delitti perfetti, ma solo criminali impuniti per delle indagini condotte male. A ciò aggiungiamo che quando i delitti vengono puniti, grazie al nostro ordinamento giuridico che guarda molto più ai vivi che a chi ormai non c’è più, tra riti alternativi, sconti di pena, permessi, indulti, carceri strapiene e quant’altro, gli assassini dopo qualche anno sono rimessi in libertà. A questi viene data sempre una seconda opportunità, magari di terminare l’opera che avevano iniziato prima di finire dentro. L’ergastolo nel nostro Paese in pratica non esiste più o meglio è solo per i familiari delle vittime che non avranno una seconda opportunità di vedere i propri cari, ormai defunti. Lo chiamerei l’ergastolo del cuore, un dolore insopportabile per il resto della vita, che ti logora e ti divora giorno dopo giorno. Ecco perché voglio continuare a dare voce a chi non ce l’ha più o ai loro familiari per cercare Verità e Giustizia.

-Numerosi sono stati i fatti di cronaca da lei seguiti, uno in particolare le è rimasto nel cuore?
Giuseppe Centonze: nel corso del tempo mi sono occupato di svariati fatti di cronaca, come ad esempio Simonetta Cesaroni, Elisa Claps, i fidanzatini di Policoro, Angela Celentano, Denis Pipitone, Tommaso Onofri, Camilla Auciello, Melania Rea, Meredith Kercher, Valentina Salamone, Roberta Ragusa, Yara Gambirasio. Sono legato a ciascuno di questi perché quando ti occupi di cronaca nera la vittima ti resta nel cuore. L’assassinio di Sarah Scazzi, nulla togliendo agli altri fatti, mi ha colpito particolarmente tanto da scrivere insieme alla dott.ssa Roberta Bruzzone e alla collega Filomena Cavallaro un libro dal titolo “Segreti di famiglia – Il delitto di Sarah Scazzi” (Ed. Aracne). E’ stato un lavoro meticoloso, durato due anni, scritto a 6 mani, dove abbiamo ripercorso la tragedia della “Bambina di Avetrana”, assassinata da chi diceva di volerle bene, dalla sua scomparsa fino al processo di primo grado dinanzi alla Corte d’Assise di Taranto. Abbiamo cercato di raccontare questa brutta storia senza fare sconti a nessuno, ripulendola dal fumo mediatico e liberandola dalle manipolazioni di chi aveva interesse a raccontare una storia diversa, per quanto francamente insostenibile. Ci siamo recati più volte ad Avetrana, abbiamo incontrato i familiari di Sarah, parlato con alcuni personaggi coinvolti a vario titolo nella vicenda, esaminato tutto il lavoro svolto dalla procura tarantina, seguito le udienze del processo. La nostra più grande soddisfazione è stata quella di scrivere con sei mesi di anticipo rispetto al pronunciamento dei giudici tarantini un libro le cui conclusioni sono poi contenute nelle motivazioni della condanna all’ergastolo di Sabrina Misseri e di sua madre Cosima Serrano. La nostra ricerca di Verità e Giustizia, almeno in questo caso, è andata a segno, giacché i giudici tarantini la pensano come noi e lo hanno ribadito nel processo d’appello. La storia giudiziale di questo delitto non è tuttavia ancora scritta del tutto, visto che, come abbiamo evidenziato nel libro, c’erano ancora delle zone d’ombra, con la posizione di alcuni soggetti da “rivedere”. Infatti, è di questi giorni la richiesta di rinvio a giudizio di altre dieci persone, con accuse che vanno dalla falsa testimonianza all’autocalunnia.

-Progetti futuri?
Giuseppe Centonze: continuare a stare comunque e sempre dalla parte delle vittime. Per farlo non importa per chi scrivi, ma cosa e come scrivi, se riesci a raggiungere il cuore della gente e magari dare un po’ di “fastidio” sia a chi ha sdegno per la vita altrui, sia alla macchina della giustizia qualche volta “disattenta” o non attrezzata adeguatamente con uomini e mezzi. Puoi fare ciò solo migliorando continuamente le tue conoscenze e le tue competenze sia nel giornalismo che nella criminologia. In materia criminologica, l’Accademia Internazionale di Scienze Forensi (AISF) diretta dalla dott.ssa Roberta Bruzzone, ad esempio, fornisce gli strumenti più moderni e gli insegnati migliori per attuare tale crescita. A ciò devi aggiungere comunque lo studio della materia criminologica nelle sue varie sfaccettature, divorando libri su libri, spesso in lingua straniera, e mutuando molto l’esperienza sul campo dei Profiler soprattutto americani.

-Si descriva con un aggettivo.
Giuseppe Centonze: ce ne sarebbero diversi, ma forse quello che mi rappresenta meglio è senza dubbio la tenacia. La ricerca della Verità non è facile, ma raggiungerla e poterla riportare e divulgare ti da una soddisfazione enorme, nutre la tua anima e forse porta o riporta il sorriso sulle labbra di chi l’ha perso per colpa di mani criminali.

Grazie e buon lavoro.

Data: 16 ottobre 2015.

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