Calabria, una terra d’amare e da ricostruire *

*di Maria Simona GABRIELE

Biblioteca Civica CosenzaLE SPLENDIDE spiagge delle nostre coste e le montagne che ne fanno da cornice, insieme ad un cielo limpido e accogliente da sempre hanno reso di questa terra una grande risorsa, attirando folle di turisti. La Calabria con le sue bellezze e la sua storia, negli ultimi anni è riuscita a riconquistare il suo valore, come Cosenza, bagnata dal Busento e dal Crati, con il suo pittoresco centro storico, che custodisce tutto il nostro passato, che può vantare nomi notevoli come Telesio, la cui statua (nella foto) è in un certo senso il simbolo di una città che è stata capace di uscire dal vicolo cieco dell’ignoranza. La filosofia ci ha aperto molte strade, e tutto questo fa sì che noi non siamo solo mare e paesaggi ma anche patria di cultura e genialità. Le piccole strade che da sempre affascinano i nostri cittadini e non solo, sono la prova evidente di come talvolta le ricchezze non sono sufficienti per poter fare quel salto di qualità che questa regione necessita. Molte cose in questa città sembrano essere sepolte, non solo il tesoro di Alarico. Spesso il degrado e l’abbandono di alcuni spazi sono la prova tangibile di come la Calabria non riesca a brillare pienamente in tutte le sua sfaccettature. Come non parlare delle famose statue, scoperte a Riace, conosciute come “Bronzi di Riace” – capolavori dell’arte greca, contesi da numerosi musei d’arte. E i nostri litorali. Le diverse città di mare e i borghi dell’entroterra, fulcro di una ragione che potrebbe basare la propria crescita solo sul turismo. La Calabria è una terra che offre tanto ma l’altra faccia la rende svogliata al resto dell’Italia: la noncuranza della classe politica e la poca attenzione verso le prospettive lavorative dei giovani penalizzano i calabresi. Questa terra soffre il peso enorme della più potente organizzazione criminale, la “’Ndrangheta” – che spesso riesce ad infiltrarsi in qualunque settore impedendo alla Calabria una “sana e giusta” evoluzione. Questo è un problema che come ben sappiamo interessa tutto il Mezzogiorno: siamo vittime inconsapevoli di un sistema sbagliato. Gli enormi sprechi di strutture mai terminate e notizie eclatanti di consiglieri regionali direttamente implicati in affari pochi puliti hanno lasciato questa regione sempre al di sotto delle sue reali potenzialità. Ma i calabresi cosa c ‘entrano con tutto questo? Siamo un popolo che si è ricoperto di curiosi soprannomi, come per esempio “Terroni”. Un nomignolo che forse nel carattere rustico è poco incline alla calma e alla pazienza in fondo ci rappresenta. Ma al di là dei luoghi comuni e non che ci circondano la Calabria ha bisogno di uno slancio sociale ed intellettuale. Noi non siamo solo storie di cosche delinquenziali che occupano le prime pagine delle testate o terroni la cui comunicazione si fa difficile o burrascosa. Perché spesso intorno ai calabresi si creano forme di razzismo, ancora da abbattere, come se le nostre peculiarità fossero dei difetti intollerabili, dimenticandone invece tutti i pregi. Abbiamo delle grandi risorse, la nostra regione può diventare quel viaggio meraviglioso, tra storia medievale e bellezze naturali. Non è un caso che molti dei nostri visitatori che arrivano qui da noi forse con un velo di pregiudizio, ritornano poi ben volentieri.

Data: 19 ottobre 2015.

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