Allarme povertà in Calabria e nel Mezzogiorno, a rischio la metà dei residenti. I dati del Centro Studi Pitagora

povertàQUASI la metà dei residenti nel Sud e nelle Isole (45,6%) è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 22,1% del Centro e il 17,9% di chi vive al Nord. In tutte Regioni del Mezzogiorno i livelli di povertà arrivano al 50% e sono superiori alla media nazionale, viceversa i valori sono più contenuti nel nord est.

Il livello di reddito che separa il numero di famiglie in due metà uguali, “è possibile affermare che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 24.310 euro (2.026 euro al mese)”. I redditi mediani più elevati si osservano per le famiglie settentrionali;

In questa situazione Il Mezzogiorno d’Italia e la Calabria in particolare rischiano un vero default generale nel silenzio assordante del mondo politico istituzionale. Una considerazione deprimente è la situazione gravissima se paragonata anche alla Grecia data per spacciata ma se rapportata alle condizioni Mezzogiorno-Calabria e’ qualcosa di sopportabile se rapportata alle nostre condizioni.

Da un approfondimento dei tantissimi dati disponibili su occupazione e povertà della nostra popolazione, la prima cifra che dovrebbe far riflettere profondamente un po’ tutti è un dato che tantissimi stanno sottovalutando più del necessario: sempre per effetto della crisi del 2008 la povertà assoluta in Italia negli ultimi anni è più che raddoppiata, sia nel Mezzogiorno che nel Centro-Nord. Se dal 2005 al 2008 i poveri assoluti in Italia non raggiungevano i due milioni di persone, nel biennio 2013-2014 si sono superati i 4 milioni. In particolare la povertà assoluta sul totale è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud. In Sicilia sono quindi a rischio povertà oltre 4 persone su 10. Nelle altre regioni del Mezzogiorno, sono a rischio oltre il 30% dei cittadini lucani, molisani e calabresi; anche il 37% dei campani si trova in questa condizione. Questa profonda distanza dal Nord Italia ci preoccupa seriamente perché diventa impossibile per la Calabria agganciare l’eventuale ripresina, anzi potrebbe significare con il gap negativo in essere un’ulteriore penalizzazione per i nostri corregionali se non saranno adottate misure speciali per poter in modo uniforme lavorare e mettere tutto il nostro tessuto produttivo nelle giuste condizioni di innovarsi e provare a creare il giusto pil per far uscire le nostre comunità da questo stato comatoso.

E’ evidentissimo che se dovessimo continuare così, il rischio povertà continuerà ad essere molto più alto al Sud soprattutto per le famiglie con minori, e per quelle giovani, con o senza figli. Più esposte anche le famiglie con un solo reddito. Addirittura, non basta più avere un lavoro per uscire dal rischio povertà.

Ancora non vede la luce (solo parole) e compiutamente quel piano per il Mezzogiorno preannunciato ( ma ad oggi non si rileva nulla di concreto), anzi registriamo un silenzio che la fa da padrone. Le PMI e il mondo dell’artigianato che dovevano rappresentare il mezzo concreto per il decollo del Mezzogiorno continuano ad essere abbandonate. I giovani meridionali ormai sono tutti orientati ad abbandonare le nostre realtà, i nostri rappresentanti politici istituzionali potrebbero e dovrebbero affrontare queste situazioni in modo più incisivo, richiedendo e proponendo misure particolari per il sud, le importanti risorse naturali e le produzioni di qualità di cui disponiamo potrebbero essere le giuste condizioni per non aumentare questo stato di cose molto negativo e contribuire a far uscire da questo tunnel della povertà i nostri corregionali che ritengo meritano rispetto anche in virtù di quello che stanno sopportando con certosina pazienza.

Confartigianato Imprese e il Centro Studi sono pronti a fare la loro parte, certo non possiamo continuare su questo trend che potrebbe far esplodere una situazione socio economica molto, molto allarmante e pericolosa. Ultimo dato tanto per essere più esaustivi: per esempio tantissimi non possono permettersi un pasto a base di carne o pesce ogni due giorni o una spesa imprevista di 800 euro, almeno una persona su quattro rischia di fatto l’esclusione sociale. I mezzi ordinari non sono più sufficienti, crescere una famiglia in estrema povertà alimenta un altro fenomeno come la solitudine che crea comunque altre situazioni negative di cui non possiamo far finta di niente.

E’ necessario che tutti i settori strategici dei servizi sociali e di produzione (Sanità, Mobilità, Rifiuti, Credito alle Famiglie e Imprese) abbiano le giuste risorse e le dovute misure per cercare di risollevarsi da questo baratro. Auspichiamo che i nostri rappresentanti nazionali e regionali diano risposte concrete e esaustive, i Calabresi meritano rispetto.

SALVATORE LUCA’ – Direttore Centro Studi Pitagora Crotone

Data: 24 novembre 2015.

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