Donnici (Cosenza). Presentato il film “Na cosa semplice” del regista originario di Belsito, Danilo Amato

na cosa sCI SONO film belli e piacevoli da vedere. Poi ci sono film che non sono solo belli ma riescono anche ad emozionare lo spettatore suscitandogli riflessioni alle quali durante la frenetica routine quotidiana non pensa. Il mondo di oggi è una mera corsa contro il tempo fatta tutta d’un fiato, senza che si abbia il tempo di fermarsi e riflettere su ciò che conta veramente: luoghi, valori, persone. Nel mondo dell’usa e getta dove tutto ha una durata determinata persino i sentimenti si è persa quella autentica bellezza del passato che consisteva nella “semplicità”; la semplicità di una vita fatta di piccole cose ma ricca di sentimenti e tradizioni che ormai perdute rischiano di cadere nell’oblio.

Il recupero della semplicità e della bellezza autentica è alla base dell’emozionante film di Danilo Amato, giovane regista di grande talento, al suo secondo lavoro dopo il primo cortometraggio di successo “Fuori luogo”. Il film, proiettato durante l’incontro-dibattito (nella foto) presentato da Francesca Rizzuti e Armando Filice, tenutosi presso l’ “Auditorium delle Vigne- Alessandro Bozzo” con alcuni degli interpreti del film, tra i quali: Enzo Merenda, Danilo Aloe, Bruno Grandinetti ha riscosso un enorme successo di pubblico.

Nel cast, anche il regista Antonio Simarco, che ha letto e interpretato alcuni brani poetici e un cameo dei Sabatum Quartet, celeberrimo gruppo musicale calabrese. La trama, ricca di flashback, racconta la vicissitudini della famiglia Madei, attraverso un viaggio che esplora tradizioni e usi, nonché i drammi degli emigrati e dei superstiti di guerra, percorrendo le vicende dei personaggi tra passato e presente, memoria e vita vissuta. Tutto ciò attraverso gli occhi di uno dei personaggi, il professore Antonio Madei, che dando ripetizioni ad un suo giovane allievo, il piccolo Giovanni, studente di quinta elementare, trasmette al giovane l’amore per il proprio paese e per le tradizioni ormai perse. Durante il dibattito, il regista belsitese ha evidenziato la necessità di rinnovare quelle che sono le antiche tradizioni e di non dimenticare il dialetto, che non deve sostituire l’italiano ma che deve essere comunque trasmesso e ricordato come parte integrante del bagaglio culturale di ogni persona. “Siamo anime che si incontrano nonostante tutto e tutti – dice Amato – le anime che si incontrano non sono elementi astratti ma le persone, quelle persone che si incontrano e trasmettono le loro conoscenze alle nuove generazioni”. “Prendere esempio da chi ci ha preceduto – dice ancora Amato – fa si che il ricordo mantenga in vita il passato. Ritornare alla bellezza dei nostri luoghi e tradizioni; in fondo la vera bellezza sta nella semplicità, quella semplicità che avevano coloro che ci hanno preceduto e che dovremmo recuperare per rendere migliore il nostro presente”.

Maria PARISE

Data: 16 dicembre 2015.

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