La felicità dell’attesa, presentato all’Unical il nuovo romanzo di Carmine Abate. Il tema dell’emigrazione e l‘importanza di non dimenticare le proprie radici

La ‘Felicità dell’Attesa’Abate all'Unical è il titolo del nuovo romanzo di Carmine Abate, presentato in questi giorni presso l’Aula Magna “Beniamino Andreatta” durante un interessante confronto con gli studenti (nella foto). Un libro che ci offre una grande riflessione sul tema dell’emigrazione, che come ieri resta sempre attuale nei nostri territori. Abate si racconta con totale disinvoltura in un‘opera che si mostra in tutta la sua naturalezza, addentrandoci nelle profonde radici della cultura arbëresh. Nato a Carfizzi ed emigrato ad Amburgo, nei suoi racconti riecheggia il profondo legame che lega l’autore alla sua terra d’origine. Un paese che Abate sembra aver portato sempre nel suo cuore, spiega come il dolore e l’amarezza data dal distacco, possa far emergere una grande questione: la mancata libertà della scelta.

Il mondo delle Comunità arbëresh emerge spesso nei libri di Carmine Abate e sono proprio i suoi personaggi che ci parlano di questa sofferenza, un sentimento che via via ci apre un’altra visione, mettendo in risalto l’inquietudine del viaggio e il coraggio di partire che porta con se quelle iniziali difficoltà nell’ambientarsi in terre straniere. Ma è da questa estraneità che si acquisisce quella consapevolezza di poter diventare parte integrante di una realtà apparentemente percepita come distante, quei luoghi sconosciuti che portano ad una “totalizzazione delle culture”, che unisce nord e sud e alleggerisce il peso di questa enorme scissione, che ci portiamo avanti da sempre. Quel dolore necessario che comporta l’esperienza migratoria, Abate invece ci invita a guardarlo con occhi diversi, in quanto l’unione delle diverse culture e mentalità, non può che arricchire l’uomo, non dimenticando però le origini, gli odori di un passato segnato positivamente, da quelle tradizioni che non conoscono similutidini, le particolarità dei nostri vissuti, dettati dai nostri nonni, o dai nostri genitori che restano unici ed irripetibili. Questi ricordi presenti nelle pagine di questo libro sembrano vivere costantemente nel nostro presente, che sono il tema principale di questo interessante lavoro, la memoria, che non può essere dimenticata e che rappresenta invece il grande tesoro che noi possiamo lasciare alle future generazioni.

I viaggi dei romanzi di Abate diventano un strumento di trasmissione culturale, un vero e proprio invito a non rinnegare mai quei posti che abbiamo abbandonato. Attualmente residente in Trentino l’autore coglie anche l’occasione di portare l’attenzione su come spesso sia facile cadere nell’errore di pensare di come quella terra da cui siamo partiti , lasci in noi quel senso di rassegnazione, che ci porta quasi ad un’avversione nei confronti di essa. Ed è qui che invece Carmine Abate ci risponde cosi: “non prendiamocela con la Calabria, bensì con chi non ha fatto niente per cambiarla. L’intento di Abate sta proprio in questo, un libro che ha dedicato ai suoi figli e un messaggio lanciato a tutti i giovani, quello di credere nel futuro, per far si che un giorno i nostri figli possano scegliere di partire e non vederli costretti a fuggire per vivere”.

Maria Simona Gabriele

Data: 19 dicembre 2015.

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