“Sono un carro armato di cristallo”. Camilla Cuparo si racconta *

camilla cuparo

*di Omar FALVO

ABBIAMO raggiunto Camilla Cuparo (nella foto) regista teatrale, drammaturga, pittrice e pianista di origine calabresi, dal talento indiscusso. I suoi lavori sono un vanto per la nostra terra, ricchi di cultura e tecnica. Dopo anni e anni di sacrifici, di studio e voglia di trasmettere attraverso l’arte il suo pensiero, sta ottenendo in giro per l’Italia splendidi successi. Con il suo spettacolo “Uccidete le madri-Suberbia” ha anche ricevuto il Landieri 2014. Conosciamola meglio con questa intervista, concessa a Savutoweb.

-Camilla Cuparo è ovunque: drammaturga, regista teatrale, cantautrice, pittrice e pianista, dove e come nasce la sua passione?
Il ricordo più vecchio che ho è di una bimba di circa quattro anni, con i capelli lunghissimi, che danzava sulle note della Serenata per Archi di Dvorak sognando di diventare la Musica. La casa era quella nel quale ho trascorso i primi anni d’infanzia, che sapeva di stoffe e gatti. Io avevo un pezzo di quelle stoffe in mano mentre danzavo… credo che il telo che oggi fa parte del mio lavoro di ricerca teatrale provenga da quel passato. Il pianoforte fu una bella intuizione di mio padre. Iniziai che ancora non andavo nemmeno a scuola. La pittura è un dono del destino. Ma io a otto anni già scrivevo. E’ quello che ho sempre voluto fare. Ma io mi sento drammaturga sempre, non solo quando scrivo per il teatro: a volte mi vengono in aiuto i suoni e basta il tempo di un brano; a volte l’urgenza è tradurre in colore, su tela… amo la parola, che può diventare suono o colore. Ma non voglio definirmi pianista, no. Rispetto troppo i musicisti “veri” per definirmi tale. Però è certo che sono abitata da più Camilla. E a livello emozionale, spesso, è un bel problema… posso dirti che quella che controllo di meno è la pittrice, che fa decisamente quello che vuole e quando vuole. E’ quella più estrosa, istintiva, capricciosa, quella che usa più simbologie, la parte più contorta di me, la più complicata ma anche quella più lucida nell’analizzare gli eventi esterni. Quella che suona è la più emotiva, le mie lacrime. La Musica è il mio amante perfetto e agisce su di me in modo potente. E’ benefica fino al dolore. Come l’Amore. La scrittura è il mio lato passionale, audace… può essere salvifica e spietata. In ogni caso, per me un estremo necessario. L’Arte è un dono e una condanna, sai… .

-Si descriva con un aggettivo.
Mmmmm (sorride). Mentre ci penso posso tradurre in immagine le mie Camilla? Direi che sono un “carro armato di cristallo”. Ci ho scritto anche un brano, il mondo esterno mi vede come un “tosta” – una “incazzosa”… anche cinica, e forse lo sono. Ci sto riflettendo molto ultimamente. In realtà è il dolore, quello degli altri, che mi rende impotente, le ingiustizie sociali mi frantumano. Forse il mio aggettivo è “compassionevole”…. forse “utopica”… non saprei. Ragionerò anche su questo, promesso.

-I nostri lettori sono curiosi. Il suo è un lavoro che comporta tanti sacrifici, ci racconti un aneddoto simpatico della sua carriera.
Quando studiavo in conservatorio e dalla Bracco, per pagarmi gli studi di teatro ho lavato i piatti ed ho servito ai tavoli, come molti della mia generazione. Non volevo gravare su mio padre, che pure mi ha aiutata ed ha fatto enormi sacrifici per far studiare me e le mie sorelle. Diciamo che non ho mai smesso di farne, nel senso che faccio un teatro non vendibile. Non mi interessa il teatro di puro intrattenimento. Non scrivo per fare morali. Non scrivo per avere consensi. Non scrivo per l’applauso e per la gloria. Scrivo per una mia ricerca, porto avanti uno studio pittorico teatrale sui peccati capitali. Non credo nel peccato. Indago sull’uomo. In tutti questi spettacoli le Madri sono il fulcro della storia e “generano” non solo figli ma sentimenti, eventi così come l’Attesa, anch’essa madre che genera. Per me il peccato è una degenerazione di sentimenti che spesso covano nell’attesa, anche la più ingannevolmente banale. In fondo viviamo tutti un’attesa. Forse si diventa saggi quando si smette di attendere. O si muore quando si smette di farlo. Chissà. Io indago su tutto questo. Ci provo. Ecco, spiegare questo ad un produttore non è semplice. Coinvolgere il pubblico, che vuole andare a teatro spesso per divertirsi, non pensare, non è semplice. Quindi sì, i sacrifici sono tanti. Aneddoti simpatici? Forse dovreste chiedere ai miei allievi, attori, amici. Certamente saprebbero raccontarne molto più di me. Le lezioni e le prove sono sempre molto spassose. Nella vita di tutti i giorni – dicono – che io sia una persona molto simpatica. In realtà io ho una vita molto divertente, nonostante indaghi sul “peccato”. Però diciamo pure che per me il sorriso è una cosa seria. Non lo concedo a tutti, sono molto diffidente.

-Tanti sono i lavori che la vedono da protagonista, uno in particolare le è rimasto nel cuore?
Certamente “Uccidete le Madri – Superbia” è lo spettacolo che ho più nel cuore perché è quello che ho portato più di tutti in giro per l’Italia, quello che mi ha dato più soddisfazioni, quello che ha ricevuto più consensi. Lo spettacolo che mi è valso il Landieri 2014 alla regia. Prendo spunto da una fatto e poi lo metto da parte e lavoro sulla degenerazione del sentimento di una madre, l’amore che ha verso i figli, fino a farlo diventare superbia. La superbia è l’imitazione perversa di Dio, quindi è chiaro che gli eventi precipitano fino al dramma. Ci ho lavorato un anno a questa “degenerazione”. Ma molti giornalisti, poco attenti o pigri, lo liquidano come uno spettacolo che parla di mafia. In realtà non è affatto così. E fortunatamente il pubblico lo comprende bene. Ma è chiaro che parlare di mafia, in un certo senso, è più facile e comodo che parlare di degenerazione di sentimenti…

-E per il futuro? Cosa dobbiamo aspettarci?
A febbraio debutta in prima nazionale, a Roma “LA Confe(Z)ssione – Invidia”. Anche questo spettacolo ha una lunga gestazione. Certamente nella costruzione della storia l’attesa degli eventi che generano e degenerano, è molto più lunga, appositamente “tirata”, fino allo stremo, perché di tutti i peccati l’Invidia è quella che cova, logora, distrugge lentamente chi la prova ma anche chi, inconsciamente o consciamente la subisce. E’ un sentimento che temo, mi fa molta paura. Tra tutti gli spettacoli credo sia quello emotivamente più duro da sopportare, più di Gola – La grande Cena, dove pure alla fine si consumava un atto di cannibalismo. E poi sto scrivendo uno spettacolo per una produzione di Bologna, del quale non posso ancora parlare ma, siccome il caso non esiste, posso dire che ha a che fare con l’ottavo peccato capitale che, secondo l’uomo straordinario del quale parlo, è l’Indifferenza. E poi il 2016 vedrà l’uscita del secondo film che ho scritto, Gramigna, sulla vera storia di Luigi di Cicco, inizieranno le riprese di Ali spezzate, sceneggiatura sempre mia, tratta dal romanzo di Paolo Miggiano, sulla storia della piccola Annalisa Durante e chissà, forse andrà in porto anche la quarta sceneggiatura, già scritta, su un santo che ha a che fare con la mia terra. Ma non posso anticipare molto. Tutti questi progetti cinematografici saranno prodotti dalla Klanmovie e la regia sarà firmata da S. Rizzo.

-Desideri non esauditi?
Troppi. Come i rimpianti. Ma è da umani, per fortuna. E ci sarà modo per rimediare. Voglio l’amore. Su tutto. Ma lo voglio potente come la Musica, passionale come la scrittura e capriccioso come un dipinto. Mmm, mi sa che resterà un desiderio non esaudito! Certamente viaggerò molto. Mi rende libera e lucida rispetto a ciò che voglio essere (o non essere mai più!). Questo ultimo anno ho imparato molto. Perché ho perso molto. Adesso sono in una fase di recupero di me stessa. Da molti punti di vista. Sicuramente è un periodo di fermento creativo (vedi?). E’ sempre l’Arte a salvarmi!). Le Camilla si agitano. E fino a quando questo continuerà ad accadere, significa che sono viva e qualcosa di straordinario continuerà ad accadere sempre.

Grazie e buon lavoro.

Data: 03 gennaio 2016.

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