Tra poesia e tradizioni, rivivono gli usi e i costumi di un tempo nello spettacolo della Compagnia Teatrale Donnicinscena

IMG-20160112-WA0008LA COMPAGNIA Teatrale Donnicinscena ha presentato lo spettacolo “Poesia e Fantasia” presso l’Auditorium “Alessandro Bozzo” di Donnici, lo scorso 30 dicembre 2015. Una rassegna di poesie in vernacolo che attraverso un tuffo nel passato e nelle antiche tradizioni ha fatto rivivere al pubblico la vita di un tempo, povera e fatta di piccole cose ma ricca di valori che ormai stanno scomparendo. Uno spettacolo teatrale (nelle foto) non solo ironico e divertente ma anche portatore di un messaggio molto importante e beneaugurale; un messaggio che vuole essere un annuncio di pace e tolleranza soprattutto ai giorni nostri; giorni fatti di odio e violenza, intrisi di sangue che hanno l’odore della morte. “Difendiamo la pace e la libertà ogni giorno, sempre immuni dall’odio e dall’intolleranza” dice la regista Marcella Esposito Fabiano – e salvaguardiamo i veri e autentici valori del Natale che sono l’unione, la pace, la solidarietà, la convivenza civile”. Specchio della realtà in cui ognuno di noi può immedesimarsi, lo spettacolo ha avuto come protagonisti i personaggi che narrano attraverso i testi delle poesie in vernacolo le vicende umane; storie di ognuno di noi, di ogni uomo e donna che attraverso il viaggio chiamato “vita” assapora e sente sulla propria pelle gioie e dolori che incontra lungo il sentiero.

Collante delle poesie rappresentate è la figura di Rosarbino, giovane soldato donnicese che presta servizio di leva al nord, che scrive lettere ironiche e sgrammaticate, indirizzate al padre esprimendo tutti i suoi sentimenti, spesso contrastanti di giovane ragazzo lontano dalla sua terra d’origine che sente la mancanza delle piccole ma grandi cose che aveva nel suo paesino. Attraverso la sua penna scopriamo le storie di vita e le tradizioni che stanno scomparendo ma che si conservano in alcuni posti come ad esempio il rito dell’uccisione del maiale, raccontato attraverso un sogno, un tempo considerato una vera e propria festa alla quale tutti partecipavano e si riunivano attorno alla “quadara” – la pentola nella quale si cuocevano per ore e ore le “frittulille” e il racconto della “Ciuccia figliata” che narra del parto di un‘asina.

Le poesie di autori vari, incentrate su vari temi: dall’omaggio alla terra di Calabria, esaltata in tutta la sua bellezza, alla serenata dedicata ad una ragazza un po’ capricciosa, dalla poesia molto ironica sulle “disavventure” che capitano quando si va in villeggiatura in estate alla poesia dedicata al mese di gennaio, mese tradizionalmente dedicato all’uccisione del “purcelluzzu” e ancora la famosa poesia che un po’ tutti abbiamo imparato da piccoli “Na licerta sperta sperta”. Molti i canti che si sono alternati alla recitazione dei testi poetici tra i quali canti di allegria e spensieratezza nei quali si mette in risalto la gioia di vivere anche se si è in miseria e la rappresentazione della fiaba “Nel regno di Petrapizzuta” – una rappresentazione ambientata in un luogo immaginario con personaggi fiabeschi che ha trasportato lo spettatore in una dimensione fantastica ma con una morale tutta reale – “chine nascia tunnu nun po murire quatratu”.

A conclusione della serata tutti gli attori hanno intonato la tradizionale “Strina” natalizia, utilizzando strumenti caratteristici come la fisarmonica e il famoso “murtaru”. Una strina dedicata ai donnicesi per augurare loro un buon Natale e un buon anno nuovo “a grann’e e a quatrarialli” e alcuni versi dedicati ai giovani considerati come “speranz’e ssù paise” che si riallacciano al messaggio fondamentale che la Compagnia Teatrale ha sostenuto, sul quale riflettere, della pace e della tolleranza tra i popoli facendo cessare qualunque forma di odio affinché trionfi l’amore.

Maria PARISE

Data: 14 gennaio 2016.

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