“Saperi, sapori e valori del passato nella Valle del Savuto: la cultura del maiale” in un incontro del Rotary

Incotro Rotary (1)“SAPERI, sapori e valori del passato nella Valle del Savuto: la cultura del maiale”. Questo l’argomento affrontato da Rosario Carmelo Ferrari, ingegnere, al Rotary club Rogliano Valle del Savuto. Dopo i saluti della presidente Teresa Maletta, ingegnere informatico, e la rituale informativa mensile è intervenuto Ferrari e spiegato che il tema <<è correlabile all’attività rotariana di azione interna” – cioè un’attività, tesa a rafforzare l’amicizia e l’affiatamento interno, per un più efficiente funzionamento del club>>. L’uccisione del maiale era un rito, un’occasione di festa per la famiglia, a cui partecipavano anche parenti, compari, vicini di casa e amici che venivano invitati per aiutare nella preparazione dei salumi e infine festeggiare con un abbondante pranzo. Il relatore, tiene a precisare che l’argomento, affrontato con supporto informatico è stato sviluppato in un contesto temporale e spaziale, con rispetto per gli animalisti, vegetariani e religioni. A Rosario Ferrari non è sfuggito di ricordare i legami fra comunità dove ha sede il club e la cultura storica, dove ha prevalso sempre condivisione socializzazione e rafforzamento dei legami con il gruppo sociale di appartenenza. La pratica della domesticazione e maialatura – ha detto Ferrari – ha origini antichissime (6500 a.C.) e cita Catone il Censore e Catullo (100/200 a.C.). “Un destino strano per questo animale domestico – aggiunge – calunniato da vivo ma tanto apprezzato da morto”. Ferrari, evidenzia, che da secoli il maiale è stato al centro dell’alimentazione in Calabria (allevamento – macellazione e preparazione alimenti) da sempre ha rappresentato per la famiglia contadina, la principale fonte di proteine, specie perché in passato era completamente assente il consumo di carne bovina. Il maiale era un piccolo tesoro, un sicuro investimento, garanzia contro la fame e la carestia, per questo aveva diritto alle più meticolose ed affettuose attenzioni. Fino agli inizi degli Anni ’70, vigeva ancora la consuetudine di allevare il maiale “in casa” e il suino nero era il preferito. Ma nel corso degli anni tale specie ha subito un forte decremento numerico al punto di una sua estinzione (Anni ’80) evitata grazie all’ex ARSSA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo ed i Servizi in Agricoltura) che ha intrapreso un’azione di recupero e salvaguardia della razza con buoni risultati. La pratica di allevamento, racconta Ferrari durava un anno circa, dall’acquisto all’uccisione, ideale (gennaio/febbraio) e necessari alcuni utensili (‘U tripidu, i curtieddi, u gammieddu”, i stiavucchi, ‘a majiddha, ‘u cippu’, ‘u timpagnu, ‘a quadara, ‘u crivu, ‘a cuchjara, ‘a pignata, ‘a quarta, ‘i tiniaddh) un tempo perfino facevano parte integrante del corredo (dota) delle giovani spose. Infine citando il detto popolare “ ‘U pùorcu inchja ‘ra casa!” ha illustrato le varie fasi di lavorazione, i piatti e le pietanze.

Pasquale TAVERNA

Data: 18 gennaio 2016.

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