Cosenza, il cammino di Alarico e il pensiero “diffidente” del professor Sgarbi

Sgarbi internoDIFFONDERE e promuovere le meraviglie del nostro Paese: è questo l’obiettivo di Mario Occhiuto che lo scorso dicembre ha dato ufficialmente il via alle ricerche del Tesoro di Alarico, che potrebbe portare la città di Cosenza al centro dell’interesse archeologico mondiale. Tentare di riportare alla luce uno dei più grandi tesori della Roma antica, tesoro che potrebbe celarsi sotto il tranquillo scorrere del fiume Cosentino. Questo il motivo dell’incontro svoltosi ieri presso la Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza. Un convegno questo sul cammino di Alarico che ha riempito l’intera sala; a fare gli onori di casa il sindaco (ora ex) e presidente della provincia Mario Occhiuto che fortemente ha voluto la riuscita di tutto ciò, avviando proprio una strategia di recupero su tutto il centro storico. “Le storie si devono raccontare – afferma il presidente – non si devono nascondere”. Al tavolo dei relatori il professore e critico d’arte Vittorio Sgarbi, Maurizio Misasi portavoce del comitato tecnico-scientifico di Alarico e il regista Massimo Scaglione che con un teaser ha presentato quello che sarà in futuro il film “Alarico il Re di tutti Cosenza 410” un lungometraggio in 3D.

Passata la parola al tanto atteso ospite d’onore, Vittorio Sgarbi ha mostrato da subito la sua diffidenza a tutto ciò, partendo con l’idea di non credere che esista il tesoro di Alarico nelle acque del Busento, ma resta comunque d’accordo con l’impresa avviata dalla città di Cosenza, affermando che “il primo diffidente e in realtà il primo credente”.

“Non bisogna crederci troppo quando non si hanno dati certi – dice Sgarbi – altrimenti passi per coloro che credono che sia possibile anche ritrovare il mostro di Loch Ness”. Il tesoro secondo Sgarbi è meglio non trovarlo mai “così l’illusione-sogno potrà andare avanti”. Con la sua ironia il critico ha conquistato la Sala degli Specchi affermando che il suo legame con la Calabria, è un legame lungo, complesso di politica ma anche umano ricco di conoscenza e di amicizia. “Che il sogno possa andare avanti- dice Sgarbi – e magari tra cinquecento anni ci sarà un altro Occhiuto erede suo, che ricomincerà a scavare dove l’antenato Mario nel 2016 aveva lasciato la zappa”. “Da qui  si aprirà una grande scenario meraviglioso che ha la mia totale adesione, nei limiti di una convinzione che non ci sia nulla di certo come deve essere nella vita, e quindi in qualche misura illusione, la finzione e la perfetta malafede di Occhiuto vengano premiati perché non c’è nulla di peggio che un uomo in buona fede, se sbaglia ti porta verso la distruzione, un uomo in malafede sa che è sempre in tempo per fermarsi” – queste le parole di conclusione dette da Vittorio Sgarbi nel convegno del cammino su Alarico.

Ma sappiamo che il fascino di Alarico è il mistero che lo avvolge è un mistero che anche solo nell’illusione finalmente dopo tanti secoli potrebbe essere svelato.

Roberta Panucci

Nella foto: 09 febbraio 2016.

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