“Libertà di stampa, religioni, censure e fanatismo. Un messaggio dall’Unical” *

Charlie Hebdo2

*di Giovanni PETRONIO

NEI GIORNI scorsi presso l’Università della Calabria, con il patrocinio del dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, si è tenuto un incontro sulla satira come diritto dell’informazione, dal titolo: “Bavagli, mordacchie e censure. Quale libertà?”. L’incontro che ha visto numerose relazione sulla tematica, ha avuto due super ospiti internazionali: Marika Bret, redattrice, e Corinne Rey, in arte Coco, disegnatrice. Lavorano entrambe non in un giornale così, ma, nella redazione di un settimanale satirico-irriverente che abbiamo imparato a conoscere bene: Charlie Hebdo! Le due ospiti, per la prima volta in Italia dopo il terribile attentato del gennaio del 2015, si trovano in Calabria per partecipare anche all’inaugurazione di una mostra-evento presso il museo del fumetto di Cosenza, dove saranno esposte per tutto il mese di aprile alcune delle più famose pagine dell’irriverente settimanale. Un incontro (nelle foto) di straordinaria importanza e di grande caricatura morale, che ha emozionato e fatto riflettere tutto il manipolo di studenti e docenti Unical lì riunito, sotto un attento controllo di forze dell’ordine, presenti per garantire la sicurezza delle due artiste.

Il 7 gennaio del 2015 nella laica, tollerante e secolarizzante Parigi, che tanto ha dato alla modernità, con i suoi Voltaire, Montesquieu, un terribile attentato terroristico ad opera di estremisti islamici portò al trucidamento di 12 inermi redattori. Un manipolo di uomini addestratissimi e ben preparati riuscì a penetrare il sistema di sicurezza e ad entrare nella redazione del settimanale, non per immolarsi al martirio con cinture Kamikaze ma per uccidere con kalashnikov coloro i quali erano stati accusati di essere blasfemi. Questa accusa era relativa alle loro sarcastiche, spiritose e politicamente scorrette vignette, ree di aver macchiato l’onore dell’Islam e del Profeta Maometto. I terroristi avevano dimenticato o forse non l’avevano mai saputo che anche Dante, ben prima di Charlie, aveva fatto della satira sull’Islam, quando nella Divina Commedia nel Canto XXVIII dell’inferno colloca Maometto nella IX Bolgia dell’VIII Cerchio. Il Profeta appare tagliato dal mento all’ano, con le interiora e gli organi interni che gli pendono; lui stesso si scusa difronte a Dante per aver portato a uno scisma il mondo della religione.

Per Charlie Hebdo, che da sempre attacca tutto e tutti, non solo l’Islam, ma anche la religione cattolica e l’ebraismo, tutto era ed è dissacrante, tranne una cosa: la libertà! La libertà è un valore sacro, da difendere! L’unica colpa infatti che quelle persone hanno è quella di considerarsi libere e non incatenate a logiche di autocensura o a delle direttive del potere costituito! La satira è una delle più belle espressioni della libertà è un punto centrale della democrazia, perché ci rende vivi ed è in grado di ribaltare ogni punto di vista. La satira viene odiata da chi non è abituato a pensare ma a razionalizzare, cioè da chi ha in mano il potere. La satira da sempre a Parigi è stata un pilastro fondamentale della cultura popolare, basti pensare a François Rabelais nel 500’ con la sua feroce ironia sulla religione, sulla falsa giustizia troppo spesso considerata illecita e sulla religione!

Il primo intervento è della dottoressa Federica Roccisano, assessore alle politiche giovanili della Regione Calabria, che ha affermato la centralità di dire sempre quello che vogliamo e pensiamo e che “non ci può essere mai nessuna giustificazione che possa razionalmente giustificare un gesto negativo e, quello che è successo a Parigi non deve ne metterci paura e neppure farci odiare gli altri”. Poi prende la parola il dottor Paolo Butturini, della Federazione Nazionale della stampa, il quale ha affermato la centralità della satira che fa informazione e si pone in maniera diversa rispetto a ciò che accade nel mondo, sollevando molteplici punti di vista: “ciò che uccide l’informazione, prima della privazione della libertà è il conformismo, che ci porta al pensiero unico e ci omologa, non dà spazio a chi la pensa diversamente. Il conformismo è il nostro primo nemico e Charlie Hebdo ha pagato per questo un prezzo alto. Dovremmo intraprendere un percorso di anticonformismo nell’informazione”. Il successivo intervento è ad opera della professoressa Antonella Salomoni, docente di Storia a Scienze Politiche all’Unical, che fa un’attenta analisi sull’hate speeches, che sono i discorsi di incitamento all’odio razziale, divulgati grazie ai mass media, come fa per esempio Marine Le Pen, o Nigel Farage, propagandando cioè messaggi fuorvianti e irreali sugli immigrati o sull’integrazione europea. La Salomoni evidenzia di come tutto il mondo libero dopo la strage di Parigi sia scesa in campo per difendere la libertà di stampa e la libertà di pensiero e anche il diritto a criticare la religione, anche quando il discorso risulta troppo offensivo o blasfemico. Secondo la studiosa oggi non siamo attrezzati a fare discussioni sul diritto ad essere blasmemici, almeno nella cultura occidentale. Rammenta alla memoria che prima di Charlie abbiamo avuto l’assassinio di Theovan Gogh ad Amsterdam il 2 novembre 2004, da Mohammed Bouyeri, estremista islamico, come ritorsione per il film Submission o la fatwa contro Salman Rushdie, ad opera di Khomeyni per il libro Versetti Satanici. La libertà di espressione è un diritto centrale, come lo è anche prendere coscienza delle espressioni degli altri e rispettarle; l’odio razziale è qualcosa di politico, che la politica usa cioè per acquisire consenso, quindi tutti noi dovremmo interrogarci per comprendere se esistano “forme di regolazione dei discorsi”.

Il successivo intervento è per opera della dottoressa Valentina Fedele, studiosa all’Unical che pone l’accento sul fatto che l’umorismo è presente nel mondo musulmano; non è vero che c’è estraneità! Nel corano l’umorismo non c’è, è un testo profondamente ascetico, dove vi è poco umorismo ma, è presente in altri scritti religiosi musulmani. La professoressa Loprieno poi fa una riflessione sugli atteggiamenti chiusi della Chiesa, soprattutto in ambito sessuale e parla del film Week end, boicottato dalla CEI perché ritenuto scabroso, in quanto racconta una storia d’amore omosessuale. La docente ritiene inaccettabile che ancora oggi vi sia una commissione che stabilisce cosa un pubblico adulto possa vedere o no al cinema, imponendo divieti ecc. “Libertà religiosa non necessariamente significa necessariamente libertà di religione ma significa anche e soprattutto la libertà dalla religione. Significa che i dogmi di una religione non li riconosco e voglio e posso esercitare il diritto di critica su di essi. Adottare un punto di vista diverso. La satira se non è anticonformista, urticante, se non dà fastidio non è satira, significa che è giullare del potere! Il cittadino può decidere autonomamente cosa vedere o no, le censure indotte sono una limitazione dell’arte!” Altro interessante intervento è quello di Michele Giacomantonio e Francesco Cangemi del sindacato giornalisti della Calabria che evidenziano di come nella nostra Regione siano presenti numerosi limiti alla libertà di stampa, spesso imposti dalla politica. Infine l’ingegnere del CNR Antonio Gentile pone l’accento sull’accesso e il controllo operato sul web. Afferma che il 12% della popolazione non è controllato in relazione ai contenuti pubblicati, soprattutto in Africa e nel Sud-Est asiatico; il 34% non è libero, deve cioè sottostare a dei filtri sui contenuti, il 22% è parzialmente libero e il 31% è quasi libero di accedervi e pubblicare.

L’incontro termina con l’attesa riflessione di Marikae Coco. Marika afferma:“se siamo qui oggi e perché il 7 gennaio dell’anno scorso i fratelli Kouachi (Said e Cherif) uscendo dalla redazione di Charlie Hebdo, hanno detto che il giornale era morto! Charlie Hebdo è un giornale che fa riflettere, è uno strumento di riflessione. La satira è il nostro modo di raccontare il mondo ma anche un modo per interpretarlo e capirlo. Rivendichiamo il diritto alla blasfemia e lo rivendichiamo all’interno di una posizione che sta all’interno della legge e non fuori; la libertà di vivere in un paese civile è anche la libertà di non credere e di non voler credere. Quando parliamo del diritto alla blasfemia dobbiamo fare molta attenzione perché non si tratta di fare attacchi a persone o alle autorità, ma si tratta della possibilità di contestare dei dogmi, ed è questo punto che si rivendica il diritto alla blasfemia, non è legata a questioni che riguardano il razzismo, cioè l’attacco a delle identità culturali, in particolare a quella musulmana”. Coco aggiunge che: “Credo che Charlie Hebdo da sempre ha denunciato gli oscurantismi, i razzisti, gli imbecilli, i corrotti, c’è una lista lunghissima e c’è ancora un grande lavoro da fare”.

Dal pubblico nasce spontanea una domanda: avete paura di dire qualcosa che possa non essere accettato, c’è autocensura nella redazione?
Marika: “non c’è un problema di autocensura nella redazione di Charlie Hebdo, le condizioni di lavoro sono cambiate molto, sotto scorta, ci sono limitazioni; questo è il modo di continuare a lavorare e a discutere le opinioni inverse, senza mai entrare in un ordine di autocensura”. Un docente, citando Caroline Fourest e un suo libro, dice che dietro l’integralismo c’è un progetto politico contro l’idea di una società libera, che va oltre lo Stato per adottare dei valori che non sono democratici e chiede alle redattrici la loro opinione. Marika: “uno dei problemi che abbiamo sempre cercato di mettere in primo piano, è la contrapposizione fra le prescrizioni religiose e l’emancipazione e la figura della donna”.

Infine, un ragazzo pone una domanda che suona più o meno così: “Charlie critica ma non vuole essere criticato, perché?” Secondo Marika “la libertà è anche libertà di scelta, quindi se comprare o no Charlie Hebdo; la domenica successiva all’attentato, l’11 gennaio, si tenne per le strade di Parigi un’imponente marcia che rivendicava il sacrosanto diritto della libertà di espressione, in cui presero parte molti alcuni leader del mondo. Alcuni di questi nei loro Stati non erano certo i difensori della libertà. Importante è centrare l’attenzione sul fatto che nella storia recente e in Europa non era mai avvenuto un fatto così cruento. La presenza dei capi governo è stata la condivisione di comuni valori!”

Voltaire, aggiunge chi vi scrive, ci insegna che la tolleranza è un elemento fondamentale che ci distingue dalle bestie: “Il diritto all’intolleranza è assurdo e barbaro: è il diritto delle tigri; è anzi ben più orribile, perché le tigri non sbranano che per mangiare, mentre noi ci siamo sterminati per dei paragrafi”. Oppure sempre Voltaire ci insegna che: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”. La satira quindi ribadisce l’importanza del pensiero, mettendo tutto in discussione e prova a capire che è possibile vivere in un mondo diverso e più libero, proprio quel mondo che i redattori di Charlie Hebdo hanno difeso fino alla fine. Oggi che il problema non è né l’Islam, né l’immigrazione, bensì il fanatismo. Certo è da considerare, anche, che l’Islam ignora quell’atteggiamento critico e secolarizzato su cui si fonda la modernità che però a sua volta appare troppo debole e apatica per credere ancora in sé stessa; mentre il mondo musulmano, a differenza della secolarizzata Europa, si rivede fortemente nella propria tradizione e da ciò trae forza.

Data: 11 aprile 2016.

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