“Il senso del Primo Maggio è scritto nella Costituzione” *

primo maggio

  • *di Celeste BOZZO

COMMENTI indignati, definizioni provocatorie e insulti gratuiti sono ormai le componenti standard che accompagnano questa festività. Perché è importante continuare a festeggiare? Perché mai debba essere opportuna una tale ricorrenza, in un panorama politico e sociale che non vede che situazioni disastrate e disagiate nell’ambito del lavoro?

La risposta risiede proprio nel tanto citato Articolo 1 della Costituzione:  <<L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro >>;

Lui, il famoso articolo che tanto sembra banale e contraddittorio, è invece la chiave fondante della questione.

Comunemente, si ritiene che la Festa dei Lavoratori, essendo così denominata, non sia altro che la festa di coloro i quali possiedono un contratto di lavoro, di coloro i quali sono assunti (in vario modo) o, ancor più semplicemente, di coloro i quali percepiscono una retribuzione; sembrerebbero così giustificati tutti coloro i quali, non possedendo nulla di tutto ciò, non si sentano rappresentati da tale festività e, indignati, inveiscano contro la stessa.

Ma a frenare il processo prima della caduta è una semplice riflessione: perché allora non chiamarla “Festa degli Stipendiati?” La distinzione tra stipendiati e lavoratori è in grado di riposizionare tutto secondo il proprio ordine e calmare (quantomeno sul piano teorico) le indignazioni. La sottile differenza, infatti, è riposta esattamente nell’atto costituzionale! Ad essere oggetto di memoria l’1 Maggio non sono solo le lotte operaie per i diritti dei lavoratori, ma un qualcosa di più grande, simbolo unificato di tutte le lotte: la scelta di associare il lavoro all’identità democratica dello Stato. Un atto grandissimo ma inosservato; una componente importante della Costituzione che è però vittima della disattenzione e della mancata cura da parte delle istituzioni, delle famiglie e delle agenzie educative. Tutti troppo indaffarati sul calendario a contare i giorni per il ponte, a calcolare le ferie per il week-end, a programmare la “gitarella” al mare. Una totale indifferenza che si contrappone alla disperazione e alla fame di chi proprio lavoratore non si riesce ad identificare e che, è chiaro, per quanto giusta e grandiosa sia la Costituzione in forma scritta, allo Stato della Legge Fornero ed allo Stato che tenta di eliminare l’Art.18 proprio non riesce a dire grazie!

Un giorno di festa non potrà mai essere in grado di cancellare i crucci di uno Stato, non sarà in grado di ristabilire la perfetta armonia tra classi sociali, tra dirigenti e dipendenti, tra operai e liberi professionisti, ma potrà, quantomeno, ricondurre alla memoria degli eventi, delle lotte, dei sacrifici, dell’impegno e delle strade intraprese per tentare di abbattere alcune di queste barriere e, perché no, anche ricordare molte delle vittorie.

Era il 1947 quando l’Art. 1 della Costituzione venne sancito in tale forma, molte le forme embrionali che precedettero la definitiva e tra queste la proposta di Aldo Moro di inserire un riferimento al lavoro, l’intervento di Togliatti e la definitiva formula di Fanfani, tutto interamente appoggiato dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano; un aspetto, questo, che anche da solo basterebbe a meritar memoria: la revisione dell’identità della nascente Repubblica che non vede contrapposizioni partitiche e che mette tutti d’accordo.

L’1 Maggio porti a gridar la bellezza della Costituzione, solo riconoscendone le potenzialità si potrà pretendere molto … e meglio!

Data: 1° maggio 2016.

Foto: da Wikipedia.

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