Ultimo saluto a don Antonio Bartucci. Nolè: “ha usato la parola nella liturgia e l’intelligenza della cultura”

Funerali di dom Antonio tsLA CITTA’ di Rogliano ha dato l’ultimo saluto a don Antonio Bartucci, sacerdote, docente, intellettuale. Uomo di profonda cultura e riservatezza, don Bartucci è tornato alla Casa del Padre al termine di un percorso di vita (e di fede) che lo ha visto impegnato come sacerdote, insegnante e studioso in diverse realtà calabresi. Ha ricoperto, tra gli altri, i ruoli di Prefetto degli Studi dello “Studio Teologico Cosentino” e di presidente del Consiglio di amministrazione della ‘Piccola Casa dei Poveri – Donna Teresa Nicoletti’ di Rogliano, la città in cui era nato il 31 gennaio 1946. Ordinato presbitero il 20 maggio 1970, era parroco di Santa Lucia, Santa Maria e San Domenico. Don Antonio ha vissuto la sofferenza per la malattia con grande umanità e discrezione. La sua scomparsa ha prodotto cordoglio in tutto il Savuto e nell’intero territorio Cosentino. L’Amministrazione comunale di Rogliano, interpretando il sentimento della Comunità locale, ha proclamato il lutto cittadino e disposto il posizionamento della bandiera a mezz’asta nelle sedi municipali. In segno di rispetto sono state annullate anche le manifestazioni elettorali. Le esequie si sono svolte nel primo pomeriggio di ieri nella Chiesa di San Domenico, dove è stata allestita la camera ardente. La cerimonia, alla quale hanno partecipato religiosi, rappresentanti delle istituzioni, amici e parrocchiani, è stata presieduta dall’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Francesco Nolè. “E’ inscindibile il rapporto tra il Sacerdote e l’Eucarestia. Don Antonio – ha detto Nolè – ha avuto il privilegio di andare dal Signore il giorno in cui ricordiamo il suo più grande atto d’amore (Corpus Domini, nda)”. Una intensa folla didon Antonio Bartucci 2ts persone  ha reso omaggio alla salma e partecipato alla veglia di preghiera. La morte di don Antonio Bartucci segue di qualche settimana quella di suor Michelina Lento, Canossiana, e di don Mario Vizza, parroco di Parenti, venuto a mancare nel dicembre 2015. “Don Antonio, sacerdote di Dio come Melchidesech, è stato chiamato e ha offerto la sua vita al Signore. Lo ha fatto – ha spiegato l’arcivescovo – col proprio stile: uno stile silenzioso, discreto, ma anche carico di speranza, proiettato verso il futuro, verso l’eternità. Ha utilizzato i due pulpiti per evangelizzare: quello della parola nella liturgia, come parroco, e quello della penna, dell’intelligenza della cultura per annunciare la Parola di Dio agli studenti o a coloro che leggevano i suoi scritti. Ma lo scopo è lo stesso: mettere al servizio di Dio e dei fratelli i doni ricevuti. Questo è il nostro compito: il Signore ci vuole capace di accogliere i doni ma anche di distribuirli”. Nel corso dell’omelia, l’alto prelato ha letto parte di una lettera del preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, don Domenico Marafioti: “il Signore ha i suoi tempi, il Signore ha i suoi disegni. Quando incontriamo la sofferenza e la morte tocchiamo il mistero e avvertiamo che quello è il momento della fede e della preghiera. Don Antonio ha avvertito questo mistero, si è preparato; nella sua discrezione, nel suo silenzio, nella sua delicatezza non ha voluto far partecipe tutti. Certamente sapeva perché ha ricevuto da Dio la grazia di prepararsi a questo momento di svelamento del mistero che è il momento della verità per tutti noi”. Un lungo applauso ha caratterizzato il saluto dei congiunti al termine della cerimonia: “… passione, ricerca, curiosità, scoperta: sei stato un sacerdote colto e semplice, disponibile. Hai assaporato il gusto di entrare negli immensi misteri della vita e del sapere. Hai scandagliato la profondità del pensiero, esaminato i testi parola per parola; pagine di filosofia, letteratura, testi sacri, preferivi leggere in lingua originale, sempre alla ricerca del senso della vita …”

Gaspare Stumpo

Data: 28 maggio 2016.

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