“Disabilità, agiamo perché crediamo che qualcosa può cambiare” *

Vanessa RUSSO

*di Maria PARISE

LA DISABILITA’ riguarda persone affette da varie patologie che affrontano la vita di tutti i giorni con difficoltà anche gravi alle quali, spesso, vengono in soccorso le famiglie. Il convegno santostefanese ha snocciolato gli aspetti più importanti di questa problematica. A tal proposito abbiamo intervistato Vanessa Russo (nella foto), componente del Circolo Giovani Democratici del luogo, che ha promosso l’evento.

1. Come nasce l’idea di dedicare un cineforum ad un argomento così delicato?
“L’idea nasce dal concreto, dalla triste realtà dei fatti. Ormai spesso – quotidianamente purtroppo – si hanno notizie che riguardano il tema trattato. Basta accendere la tv e ascoltare un tg qualsiasi: bambini che vengono esclusi da un viaggio di classe, famiglie che non riescono a sostenere le spese consistenti per le cure, l’acquisto di farmaci dei propri figli, violenze e maltrattamenti che gli stessi sono costretti a subire proprio nei luoghi dove la loro sicurezza dovrebbe essere al primo posto. Riflettere su questo è fondamentale se si vuole cambiare qualcosa, se ognuno di noi vuole cambiare il proprio atteggiamento. Inoltre spesso ci si focalizza solo sulla violenza fisica, proprio perché ci riteniamo più capaci nel poterla individuare, dimenticandoci che i disagi, le violenze possono essere anche psicologiche e c’è bisogno di determinati strumenti per capirle ed individuarle”.

2. Cosa dovrebbero fare le istituzioni per garantire che siano attuati i diritti delle persone con disabilità?
“A tal proposito, ho ritenuto importante, durante l’introduzione alla pellicola, non usare il termine disabilità, ma quello di normalità speciali. Dal dibattito è emerso che punto di partenza sarebbe iniziare ad applicare le leggi che già esistono in teoria, migliorarle e renderle più specifiche e ruolo importante spetta a noi cittadini, i quali dovremmo diventare “controllori attivi” – e non osservatori passivi – di questa applicazione“.

3. Come si sostanziano i diritti delle persone con disabilità nella vita quotidiana?
“Indispensabile è il ruolo giocato dai centri di relazione e di formazione, in primis la sintonia che si deve creare tra famiglia e scuola, ad esempio, l’obiettivo comune deve essere il bene e il rispetto della Persona. Lavorando insieme (e non uno in contrapposizione all’altro) è possibile trasmettere energia positiva. I diritti che vanno tutelati non sono solo quelli materiali, ma soprattutto quelli morali e legati direttamente alla persona. Il dottor Orrico si è soffermato su leggi che garantiscono la tutela di determinati diritti. Occorre, così come è stato ricordato e sottolineato più volte negli interventi della dottoressa Miglio e della dottoerssa Sicilia, cercare di sviluppare e valorizzare ogni potenzialità presentata, è importante ogni stimolo, ogni interesse: musica, arte, giochi interattivi”.

4. Cosa si potrebbe fare per aiutare le famiglie che hanno in casa persone con disabilità?
“Principalmente non costruire muri: spesso ci si pone come se chi è all’esterno sapesse meglio come affrontare la situazione. L’ascolto è il primo stadio di aiuto. Inoltre, iniziare a chiedersi se esiste una legge, una tutela ed essere sempre aggiornati è un bene per tutti, riusciremmo ad essere utili e applicheremmo, anche se in minima parte, quel bene comune che la democrazia ci chiama a ricordare. C’è da considerare il fatto che l’ambiente in cui si vive è importante, in tal senso si muovono tutte le leggi stilate per l’abbattimento delle barriere architettoniche, ovvero tendere ad eliminare tutti quegli elementi costruttivi che impediscono, limitano o rendono difficoltoso l’utilizzo di un luogo o che limitano gli spostamenti di persone con limitata capacità motoria o sensoriale”.

5. Perché il disabile è condannato all’emarginazione? Cosa possiamo fare tutti noi per integrarli nella società?
“Vogliamo augurarci e sperare che non si tratti di una condanna. Il punto di partenza è eliminare i pregiudizi che annebbiano l’intelligenza e il buon senso. Integrare e non isolare è il punto di partenza. Occorre che ci ri-educhiamo, prima di pretendere di poter educare gli altri, formarci prima che formare e potrei andare all’infinito. Il lavoro va fatto principalmente su se stessi”.

6. Ci saranno altri cineforum? Quali saranno i temi che affronterete? “Quello del cineforum è ormai un appuntamento iniziato da un anno e che insieme ai miei compagni/e portiamo avanti. Il cineforum ci dà la possibilità di riflettere su tematiche che riguardano la nostra società, la nostra storia, la nostra quotidianità. Non abbiamo una scaletta, un programma, proprio perché riteniamo che la politica sia il proprio tempo appreso con analisi critica. Perciò il cineforum continuerà ad essere un momento di confronto e di analisi e non vogliamo limitare il nostro pensiero su una determinata questione. Il nostro intento sta nel voler dimostrare che esiste ancora un confronto sano, un confronto che può attuare una rivoluzione, una rivoluzione soprattutto in noi stessi. Siamo di fronte a due vie. La prima è quella dell’immobilità e dell’inattività dovuta a rassegnazione o al fatto che si aspetta ancora un’evoluzione in senso fatalistico. La seconda è agire, perché si crede che qualcosa si può cambiare, possiamo cambiarla, e se non dovesse cambiare, almeno noi ci abbiamo provato. Il circolo GD di Santo Stefano di Rogliano ha scelto la seconda“.

Data: 23 giugno 2016.

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