La storia di ieri è anche la storia di oggi. Rousseau e la “riconciliazione” dell’uomo *

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*di Maria Simona GABRIELE

Il 28 giugno 1712 nasceva Jean Jacques Rousseau. Un nome a cui possiamo attribuire non solo pensiero filosofico ma anche quello pedagogico e politico. Opere, le sue, che sfogliandole oggi non appaiono cosi lontane e anacronistiche. Rousseau s’interroga – “da buon filosofo” – sul mondo e sulla società che ha creato l’uomo, sul destino dell’umanità. Ci racconta della condizione d’ieri, di oggi e di domani, spingendo il lettore a riflettere su questioni come la giustizia, la nascita e lo sviluppo della democrazia. La vita, la morte, il rapporto tra gli uomini in una realtà che sembra andare in destinazione ostinata e contraria, la disuguaglianza che continua ad essere la base su cui l’uomo ha fondato il suo rapporto nel mondo. Questo è ciò su cui il filosofo indaga. Sono diversi gli aspetti con cui JJR spinge l’uomo a domandarsi: il ruolo dei cittadini, i sentimenti, la contrapposizione tra cuore e ragione, le passioni umani, il dramma, il dolore, l’ingiustizia. Quello che colpisce nei suoi testi non è tanto il suo sapere, il suo linguaggio forbito, cose a cui siamo abituati, bensì sono il calore delle sue parole, il pathos con cui esprime i concetti. Emerge, in lui, una profonda passione nei riguardi della vita. Nelle sue opere non avviene quel distacco che spesso si crea quando ci troviamo di fronte a quelle che possiamo definire letture passive che probabilmente terminiamo solo perché le abbiamo iniziate. Rousseau, invita l’uomo ad andare oltre a quel suo vivere distratto e disarmonico, accettando quello che viene. Non è un caso se una delle sue massime ci ricorda che l’uomo è nato libero ma dappertutto è in catene. Questa ribellione alla schiavitù che il filosofo contemporaneo rigettava in un contesto culturale attuale, dove l’essere umano sembra aver perso la “libertà di scegliere” (chi essere e come essere) Si condanna e si uccide. Un filosofo che sembra racchiudere, gran parte dei nostri drammi quotidiani, queste catene di cui non si è mai liberato.

Un filosofo che è stato anche giudicato in primis come uomo, perseguitato, vittima del suo pensiero anticonformista e del suo pensiero dominante, della sua avversione verso il potere e quegli schemi che portano l’uomo verso la strada del successo cinico e spietato, e per questo considerato pazzo. Quel suo mettersi al centro del mondo, o meglio dalla parte opposta, dando l’impressione di peccare di egocentrismo, bisognoso di attenzioni. Forse chi decide di palesare il suo vivere fuori dal gregge cerca la fama, le chiacchiere, o invece vuole illuminare circa il nostro comune adeguarsi, a questo sistema scomodo e corrotto per cui il filosofo si batteva. La storia di ieri è anche la storia di oggi – fatta di “guerre sante” – di uomini ciechi, di ricchi più ricchi, di una borghesia da salottino a cui Rousseau non prendeva parte con piacere.

E noi uomini moderni ci ritroviamo in evidente difficoltà nel mettere in atto il nostro atteggiamento positivo, ritrovandoci inermi di fronte a quelle privazioni che passano come dovute e necessarie, accontentandoci di quella “apparente libertà” – vigilata e controllata. Oggi Rousseau non potrebbe che vederci condannati all’infelicità, una ingiustizia che ha preso il sopravvento. Con le “Confessioni” – una delle sue più grandi opere – il filosofo si cala in una spettacolare analisi sull’uomo. Uno scritto che sembra aver detto già tutto su ciò che sarebbe successo anche dopo di lui.

Nelle sue fantasie di un passeggiatore solitario e curioso Rousseau parla con tutto ciò che lo circonda: dalle stelle, alle piante, ed è in questi passi che emerge il suo legame profondo con la vita, il suo invito a non accettare questa condizione di “esistenza schiacciata”. Se l’uomo ha smarrito la strada è nelle sue lunghe camminate (di apparente solitudine) che può ritrovare il senso di ciò che lo circonda. Il grande messaggio di Rousseau è racchiuso proprio qui, in questa “riconciliazione dell’uomo”. Il trionfo dell’armonia è la via che porterà a quel mondo giusto e leale? Ciò che possiamo dire, con più certezza, è che “Cuore e Ragione” non hanno mai sbagliato insieme.

Data: 22 luglio 2016.

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