“La musica è più potente di un kalashnikov”. Danilo Sacco scrive e canta le storie di oggi *

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*di Gaspare STUMPO

OLTRE due ore di concerto e grandi applausi sia per il contenuto che per l’intensità della performance. Quello di Danilo ‘Kakuen’ Sacco – in chiusura della XV^ edizione della Festa dell’Emigrante – ha divertito il pubblico confermando la bravura del cantante e chitarrista già ‘voce’ dei Nomadi. Sacco ha proposto brani (tra presente e passato) ad iniziare dalla straordinaria ‘Il vecchio e il bambino’ di Francesco Guccini, ma anche alcuni tra i ‘pezzi forti’ del gruppo guidato da Beppe Carletti, come ‘Un giorno insieme’ – ‘Sangue al cuore’ e ‘Io vagabondo’ che ha chiuso la manifestazione roglianese (nelle foto). Brividi per la dedica al giovane Giuseppe Pucci di ‘Ti lascio una parola (Goodbye)’. Non sono mancate le interpretazioni dei successi da solista come ‘Emilie’ – ‘Non ho che te’ – ‘Niente è per sempre”. Testi in cui trovano spazio storie d’amore, drammi, sogni e speranze – “specchio” di un tempo contraddistinto da profondi mutamenti economici, sociali e culturali. Un tempo difficile, a volte contraddittorio, che lo stesso Sacco continua a “leggere” e “raccontare in musica” restando fedele al suo “stile” e alla sua “esperienza” di uomo e di artista. “La musica – ha detto – è più potente di un kalashnikov”. Il cantante piemontese, ricordiamo, ha esordito con i Nomadi il 13 marzo 1993, qualche mese più tardi la scomparsa del leggendario Augusto Daolio. Si è separato dalla band il primo gennaio 2012 dopo diciannove anni di successi contraddistinti da collaborazioni importanti, partecipazioni ad avvenimenti di livello e sedici lavori discografici. Come solista ha realizzato ‘L’orizzonte degli eventi’ (2011) – ‘Un altro me’ (2012) e ‘Minoranza rumorosa’ (2014). Attualmente è impegnato in un lungo tour assieme ad un gruppo di amici musicisti.

Data: 18 agosto 2016.

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